Domenica 18 Febbraio, pioviggina, gli inglesi la definirebbero pouring rain, in italiano è praticamente intraducibile ma sembra di essere più a Londra che a Fano.
Ore 10.20 arrivo in Piazza XX Settembre e mi sistemo sotto i portici del Palazzo della Ragione, ora Teatro della Fortuna, aspetto che si raduni il gruppo e incrocio lo sguardo di una signora, ombrello giallo, cuffiette alle orecchie, macchina fotografica al collo e capelli scomposti... potrei essere io tra qualche anno. Non è di Fano, è di Verona, aveva quattro giorni di ferie e ha ben pensato di partire per Ferrara per poi continuare sulla costa fino a Urbino e ritorno con una guida del Touring in mano, giunta a Fano ha scoperto per caso di questa visita guidata e si è accodata con piacere. Quattro chiacchiere con cadenza veronese sul sindaco, l'università, la città e poi inizia il tour.
Il percorso è il seguente:
- Palazzo Malatestiano con visita alla pinacoteca e al farsetto originale di Pandolfo III Malatesti e della sua riproduzione
- Chiesa San Francesco e tombe Malatestiane dove fu ritrovato il farsetto
- Sala dei Globi della Biblioteca Malatestiana dove sono esposti codici malatestiani
- Case torri
- Rocca Malatestiana
Un poco di storia, approfittando del riparo che offre il loggiato del Podestà...
I Malatesti non arrivarono a Fano in maniera legittima ma approfittando delle lotte intestine tra le due più illustri famiglie della città: i Guelfi di Guido del Cassero e i Ghibellini di Angiolello da Carignano. Le prime incursioni nella politica fanese si ritrovano ai primi del Trecento quando Malatestino I Malatesta nel 1304 fa uccidere "i due migliori di Fano", mazzerati ovvero annegati in sacchi piombati
« E fa sapere a' due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l'antiveder qui non è vano,
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d'un tiranno fello.
Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
non vide mai sì gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica. »
(Dante, Inferno XXVIII, 76-83)
I Malatesta da Verucchio riescono dunque in pochi anni ad estendere la loro influenza da Rimini a Fano a partire dai primi anni del Trecento venendo nominati podestà per un anno, poi di nuovo qualche anno dopo per più tempo fino a che nel 1357 Galeotto I Malatesta, figlio di Pandolfo I, finì con l'ottenere il governo di Fano col titolo di Vicario pontificio.
La signoria dei Malatesti governò su Fano fino al 1463 quando papa Pio II che aveva scomunicato Sigismondo chiese a Federico da Montefeltro duca di Urbino di scacciare definitivamente la signoria riminese.
PS: diciamo malatesta ma loro si firmavano maltesti perciò entrambe le versioni sono corrette (cfr. Wiki)
PS: diciamo malatesta ma loro si firmavano maltesti perciò entrambe le versioni sono corrette (cfr. Wiki)
Palazzo Malatesta
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| La rosa malatestiana |
Curiosità: nel 1655 Cristina, regina di Svezia, si recò a Roma dopo essersi convertita al cattolicesimo. Fece tappa a Fano e per lei si aprì un varco nelle mura della corte malatestiana, lì dove adesso c'è la Sala Morganti.
Pandolfo III diventa signore di Fano a quindici anni e lo rimarrà fino alla sua morte a 57 anni nel 1427. Questi 42 anni di governo si segnalano per la vivacità nelle committenze artistiche e letterarie, la cura nei confronti dell'urbanistica e quella che viene definita l'addizione malatestiana ovvero l'ampliamento della città che va da via Garibaldi a San Paterniano. In realtà la città di Fano e i Malatesti vivevano in uno stato di guerra continuo e questo era causa di instabilità economica e sociale.
Il Farsetto
Fu ritrovato nella tomba di Pandolfo III nel 1995 e restaurato. Il corpo fu ritrovato supino, era alto circa 1.83 con un accenno di barba rossiccia e tracce di tutti i danni fisici tipici di chi andava a cavallo. La tomba era stata già profanata ma il corpo fu ritrovato integro insieme alla spada e al farsetto un giubbotto imbottito che si usava portare sotto l'armatura, caratterizzato da proprietà ergonomiche che per quel tempo potevano essere considerate tecnologiche in quanto già a prima vista ricorda un giubbotto da motociclista con la parte superiore delle maniche larga per agevolare i movimenti e la sagomatura a gomito che facilitava la posizione delle braccia nel tenere le redini, più corto davanti e più lungo dietro con una fascia lombare per proteggere la schiena. Trattandosi di corredo funerario non si badò a spese: il farsetto è di pregiato velluto rosso e i bottoni sono in legno, ricoperti del medesimo tessuto.![]() |
| Il farsetto restaurato |
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| Il farsetto ricostruito |
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| Volantino promozionale della mostra Redire: 1427-229 |
Pandolfo si ammalò a Rimini di febbre malarica e visto che non era certo tipo che si poteva tenere a letto decise di intraprendere un pellegrinaggio a Loreto. A Loreto non ci arrivò mai, morì a Fano, il corpo fu esposto nella Sala Grande e poi sepolto in San Francesco.
Alla sua morte Fano visse un periodo di passaggio che determinò una crisi economica e sociale, prova ne furono le leggi che vennero emanate in quegli anni come per esempio l'istituzione di controllori alla fiera d'agosto contro i ladri, la riapertura della caccia nel contado per sopperire alla mancanza di carne nei mercati e la concessione ai bottegai di tenere uncini per difesa personale.
Tempi di crisi che fecero aumentare gli episodi di microcriminalità...
Quando subentrò Sigismondo il suo governo si segnalò per il lusso e le feste per ingraziarsi la popolazione e i signori locali e che portarono ben presto a un indesiderato aumento delle tasse tanto che nel 1431 il popolo fanese, capeggiato da Don Matteo Buratelli, si sollevò, entrò nella Rocca Malatestiana che allora era sede dell'ufficio delle tasse e gabelle e bruciò i libri contabili. La sommossa finì nel sangue con l'impiccagione del Buratelli in piazza a Rimini.
I rapporti con il Papa erano di costante conflitto tanto che nel 1460 Pio II lo scomunicò, e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Ne conseguiva inoltre il decadimento dello status di vicario nei territori della Santa Sede che portò alla formazione di una Lega anti Malatesti che vide Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, assediare e scacciare Sigismondo e i Malatesti da Fano nel 1463.
Diversamente dal resto del territorio circostante la città di Fano non aveva mai avuto una signoria predominante come i Montefeltro o i Della Rovere, era sempre stata di diversa dominazione rispetto al resto del territorio e tale tornò a essere. Questa diversità è attestata e anzi sottolineata in praticamente tutte le mappe fino all'Ottocento.
Fu così che il territorio di Fano tornò sotto la dominazione del Papa tramite un governatore di nomina pontificia, era l'avvento della cosiddetta Libertas Ecclesiastica, celebrata nell'arco Borgia Cybo che oggi segna l'ingresso al Palazzo Malatestiano la cui costruzione iniziò sotto papa Cybo e terminò sotto papa Borgia.
San Francesco - Tombe dei Malatesta
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| Ingresso della ex-Chiesa di San Francesco con il caratteristico arco strombato |
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| Interno della ex-Chiesa di San Francesco |
Le tre tombe sono quelle di Paola Bianca, prima moglie di Pandolfo Malatesti, quella dello stesso Pandolfo e quella del medico di corte.
Biblioteca Federiciana - Sala dei Globi
La Biblioteca Federiciana conserva 112 codici malatestiani più una busta di miscellanea riordinati cronologicamente da Mons. Zonghi a fine ottocento. Si tratta principalmete di libri contabili, entrate e uscite tenute dal cancelliere di corte e l'esposizione di questi giorni, visto il legame con il farsetto di Pandolfo, si concentra sulle note di spesa che riguardano l'abbigliamento, panni, tessuti e calzature
Di seguito alcuni dei codici esposti
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| Giovanni da Cremona - Victoria d[omi]ni Ducis mediolani in d[omin]um Pandulphum de Malatestis. Sec XV - BIF, Manoscritti Amiani, 74 |
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| Comune di Fano - Statuta civitatis Fani. Fano: Girolamo Soncino, 1508 - BIF, Armadio B, Edizioni Soncino, 6 |
Trascrizione:
A dì 19 de mazio 1415.
A Lunardo de Simone de Bezze per libre 4 d'oro filato e libre 4, onze 5de seta biancha e libre 2, onze 3 de seta verde elibre 1 a5 de seta de grana òla quale conperò in Vinexia de comandamento del segnore per fare le tovaglie de l'altaro del segnore, monta in summa comeapare in questo a folio 323 ducati setantactri, bolognini .X., denari .IIII.° di bolognini, vaiono a la moneta de Fano - I. 256 - 8
d.l
A dì 9 de mazio 1416.
A mastro Severino de Franzeschino da Rimino ducati diexe d'oro sono per parte de quello che de' avere madona Antonia soa mogliere che fa le tovaglie d'oro e de seta per l'altaro del segnore, posti a conto de ser Tomasso da Montefano dipositario del s. a libro T, a folio 6 vaiono - I. 35 - s.0 - d.0
A dì 28 deto.
A ser Ziane Savino e per lui a Michiele, so nevode, ducati quaranta sie a bolognini 40 l'uno, son per libre .IIII.° d'oro filato ch'el mandò da Vinexia per le dite tovaglie del segnore, posti a conto del dito ser Tomaso al libro T a folio 3 - I.161 - s.0 - d.0
A dì 21 d'octobre.
A mastro Severino sopradecto ducati .III 1/2 a bolognini 40 l'uno sono per parte de quelo che de' avere madona Antonia soa moglie per fatura de le dite tovaglie, posti a conto del dito ser Tomasso al libro T, a folio ***vaiono - I. 12 - s.5 - d.
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| 1423 febbraio 8 - Michilino calzolaro per otto para de scarpe per li famigli da la stalla, ducati uno, bolognini vinti quatro - d.1 - s.24 - d.0 |
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| A maestra Zannecta de franza recamadrixe ducati quatro fo de comandamento del segnore, vagliono i, 14 - s.0 - d.0 |
Dopo la visita alla splendida Sala dei Globi che proprio questa estate aveva visto l'esposizione Mirabilia di cui ho già trattato qui ci siamo diretti verso la Rocca Malatestiana, un po' di corsa in verità perché iniziava a piovere con intensità, una pioggia fredda, quasi neve.
Tra una goccia e l'altra ci siamo soffermati a osservare due delle cinque case-torri rimaste in città e delle quali ammetto che ignoravo totalmente l'esistenza: una è quella della Farmacia Bartolelli in via Nolfi e la torre di S.Elena, anche questa in via Nolfi, nata come casa-torre e diventata in seguito torre campanaria della Chiesa di S. Croce dell’Ospedale degli Infermi.
Rocca Malatestiana
Opera dell'architetto Matteo Nuti aveva in origine una struttura diversa, nei secoli rimaneggiata per adeguarsi alle diferse esigenze belliche soprattutto con l'avvento della polvere da sparo. In origine esisteva una rocchetta che fu in seguito inglobata nell'edificio.
Oltre all'episodio del rogo dei libri contabili del 1431 citato sopra fu luogo di un'altra sommossa nel settembre del 1791 sulla scia delle campagne napoleoniche quando la popolazione si ribellò al Governatore pontificio, entrò nella Rocca e diresse i cannoni contro la città.
La visita si conclude qui.
Tra un mese aprirà, restaurata, la sala archeologica del Museo Civico, ogni seconda domenica del mese vengono organizzate visite guidate al Museo Archeologico e Pinacoteca con ritrovo in Piazza alle 10.30... io ve l'ho detto...






















































