venerdì 19 aprile 2019

Matrimonio siriano - Incontro con Laura Tangherlini


Buon venerdì!
Domenica scorsa Laura Tangherlini è venuta nella provincia di Pesaro e Urbino per presentare il suo libro Matrimonio Siriano: un reportage scritto con il cuore sulla realtà dei campi profughi in Libano  e Turchia che accolgono Palestinesi e Siriani.
L'evento era incluso nell'iniziativa Impronte Femminili: rassegna di arte, cultura e narrativa per le pari opportunità giunta alla seconda preziosissima edizione che coinvolge una decina di comuni nel marchigiano.
Introdotta della curatrice della rassegna Sara Cucchiarini, Laura ha dialogato con Carla Luzi della sezione Emergency di Fano per poi cedere la parola, la musica anzi, al marito Marco Ro, cantautore romano.

Laura non è un volto nuovo: è una conduttrice e inviata del canale all-news RaiNews24, me l'ha fatta notare mio marito Matteo per la prima volta, incuriosito dalla sua spontaneità e, soprattutto, dal fatto che fosse di Jesi, nelle Marche. Matteo aveva visto un suo post su Facebook circa un anno fa in cui parlava del progetto di crowdfounding per pubblicare questo libro, Matrimonio Siriano, e partecipò prenotando la sua copia, poi il progetto ebbe successo, un successo insperato anche per Laura, il libro vide le stampe e ci venne recapitato a casa.

Il Matrimonio Siriano è il punto d'arrivo di un percorso durato anni di avvicinamento alla lingua, alla cultura e al popolo siriano ma è anche punto di partenza per la solidarietà.
La storia parte da lontano: da quando, da piccola, dovette rinunciare a praticare la danza per un problema al ginocchio e per questioni economiche.
Poco dopo vide al telegiornale immagini di una città devastata dalla guerra e, tra le macerie, vedeva appese a un muro un paio di scarpette da danza
Lo considerò un segno e decise di intraprendere la carriera di giornalista.
Laura iniziò a studiare l'arabo e a viaggiare per far pratica. Il primo viaggio la porta in Tunisia, il secondo, nel 2009, in Siria perché aveva sentito dire che lì si parlava l'arabo più classico, quelli meno modificato da influenze regionali.
E' nel 2009 che nasce l'amore per questo Paese e per il suo popolo.


Nel 2011 si trova in Libano, al confine con la Siria, fa richiesta del visto per entrare in Siria ma non le viene concesso, quel che le viene concesso è di passare, con il favore delle guardie, la frontiera per un tragitto a piedi di tre metri, scortata da militari, così fa l'unica cosa che può farla avvicinare alla Siria di più: incontra i Siriani, i Siriani in esilio.
Il Libano non ci sono campi ONU: ci sono situazioni abitative complicate e precarie: i Siriani vivono in garage affittati o in campi profughi palestinesi, tutto il Libano è un campo profughi: Palestinesi, Palestinesi Siriani, Siriani, Libanesi di ritorno. Si stima che in questo paese di 4 milioni di abitanti risiedano un milione e mezzo di profughi dalla Palestina e dalla Siria, a occuparsi di loro è un insieme di piccole e grandi organizzazioni umanitarie dalla più nota Terres des Hommes ad altre sconosciute e tutte fanno una fatica immane per districarsi tra leggi libanesi, consuetudini locali e abitudini dei nuovi arrivati che portano a situazioni paradossali perché molti dei rifugiati non sono in possesso dei documenti e senza documenti non può essere riconosciuto loro lo status di rifugiato, inoltre il Libano è proibito lavorare ai Siriani ma devono pagare per rimanere.
Leggere Matrimonio Siriano riporta alla mente la burocrazia dei racconti di Bulgakov, una lunga spirale di documenti e carte che ostacolano gli aiuti.
I Palestinesi ritengono che i Siriani rubino le opportunità di soccorso, i Libanesi pensano lo stesso dei Palestinesi, è una guerra tra gli ultimi che rischia ogni giorno di scoppiare in qualcosa di troppo grande se la situazione non si dovesse risolvere in fretta.
In Turchia le cose vanno meglio a paragone: possono lavorare e possono dunque sostenersi, tuttavia non vogliono rimanere, nessuno dei profughi vuole rimanere: vogliono tutti tornare i Siria.
Alcuni hanno provato a tornare, hanno trovato macerie e guerra e sono ritornati nel paese che li ospitava, altri, pochi, sono arrivati in Europa ma la maggior parte resta ai confini, pronta a rivarcare la frontiera nell'eterna speranza che le cose cambino e che in Siria torni la pace.
Adesso che si parla di sconfitta dell'Isis in Siria i paesi ospitanti hanno fato capire che è ora che tornino a casa ma cosa troveranno?
A parte macerie e poche fortunate case rimaste in piedi troveranno un presidente che ha già annunciato che la Siria è pronta a riaccogliere i Siriani ma non tutti.
Non tutti.
Non coloro che hanno dimostrato di non gradire il governo di Bashar Al Assad.
Al posto di blocco in frontiera troveranno soldati che obbligheranno i maschi al servizio militare o li manderanno in prigione, come se non bastasse è in progetto un piano di ricostruzione ed è stato chiesto ai siriani di dimostrare che le loro case gli appartengono altrimenti al loro posto troveranno altre case, con altre persone dentro a viverci, Siriani che appoggiano il governo di Assad.










Matrimonio Siriano è un'opera a cornice, l racconto di un matrimonio che racchiude decine di racconti di bambini e di adulti, di Siriani che aiutano e Siriani che chiedono aiuto,  non racconta nulla di straordinariamente nuovo: ognuno di noi, pensando a una guerra di queste proporzioni che dura ormai da otto anni, può immaginare il tipo di esperienze che queste persone hanno vssuto e continuano a vivere ogni giorno.
Tuttavia è un libro che andava scritto per ricordarci che al di là di statistiche e numeri e dichiarazioni ufficiali e scaramucce tra i Potenti del mondo ci sono le persone: c'è Muhammad che ha trovato posto in Olanda, c'è Ahmad Aboud Hoch dell'Urda che coordina 85 ong locali che si occupano di rifugiati, c'è Eman, rifugiata siriana che ha deciso di mettere a disposizione dei suoi connazionali la sua casa e il suo tempo per fornire un doposcuola gratuito, c'è Hassan Rabeh, ballerino siriano palestinese che non ce l'ha fatta a sopportare la sconfitta degli ideali e ha eseguito la sua ultima danza sul tetto di un palazzo di sette piani, c'è il gruppo rock metal Tanjaret Danghet che in italiano significa pentola a pressione, i componenti non vogliono essere guardati come profughi siriani ma come musicisti e artisti, c'è Mo'men, il bambino siriano che Laura e Marco aiuteranno come regalo di nozze, c'è un altro Mohammed che ha visto e vissuto l'orrore delle prigioni siriane destiate ai prigionieri politici e ne è uscito.
E' un libro fatto di nomi e di storie.
Eè un libro che si deve leggere.



lunedì 15 aprile 2019

In Got We Trust! E teoria su Jaime Lannister



IT'S GOT DAAAAAAAAAAAY!!!!!!!!

Sto scrivendo alle 6 di mattina del 15 aprile 2019 e sono trascorse due ore dalla messa in onda in mondovisione della Prima Puntata dell'Ultima Stagione di GOT.

Sono in fibrillazione più di un gatto davanti a una scatoletta di tonno

Non ce l'ho fatta a guardarlo in diretta: trascorrerò tutta la giornata lontana da ogni possibile spoiler, terrò chiuso Facebook, non guarderò storie a rischio e terrò il pollice sul cellulare pronto a scorrere più veloce della luce nel feed di IG in caso di sospetta anticipazione perché se è vero che in letteratura le sorprese non le gradisco e preferisco conoscere la trama in anticipo, per quanto riguarda il cinema e le serie TV è vero l'esatto contrario: nulla deve essermi rivelato prima del momento, pena, in ordine, l'avvelenamento, lo scuoiamento, la decapitazione e il rogo con fuoco di drago.

Vi ho promesso su IG una teoria sbomballata sul mio personaggio preferito di Got e le promesse vanno mantenute.
Iniziamo con il dire chi è il mio personaggio preferito: incredibilmente è Jaime Lannister, la sua evoluzione all'interno della serie, e soprattutto all'interno dei libri, è bellissima, poetica, il suo tormento per l'amore sbagliato e per l'uccisione del re che doveva proteggere, la sua trasformazione in fine stratega e negoziatore (parlo soprattutto delle Cronache) mi hanno portata a prediligerlo su tutti, persino su Arya che, a primo impatto, sembrerebbe la più vicina a me.
Ci siete ancora o mi avete abbandonata per la terribile ammissione?
Ci siete ancora anche se dico che quando ascolto The Reynes of Castamere mi alzo in piedi e metto la mano sul cuore?
Perché se ci siete ancora non ho ancora finito.

Sin da quando ho iniziato ad appassionarmi a questa saga ho letto della teoria che vuole che Tyrion sia figlio di Aerys II: nei libri si racconta di come, alla sua nascita, si fosse diffusa la diceria che possedesse una coda, nel librone Il mondo del ghiaccio e del fuoco si ricorda che re Aerys non disdegnava lady Joanna, moglie di Tywin Lannister e che più di una volta, nati i gemelli, si era lasciato sfuggire qualche battuta osé su di lei. Si racconta che Tyrion da piccolo sognasse di possedere un drago e, nella serie, è proprio Tyrion che libera i draghi di Daenaerys e loro, incredibilmente, si lasciano liberare senza aggredirlo.
Ecco, questo episodio di Tyrion che libera i draghi a Meereen è solo nella serie: nei libri le cose avvengono diversamente, non dico come e cosa per non anticipare nulla a chi volesse un giorno leggere i libri ma Tyrion, nei libri, non ha assolutamente nessun contatto con i draghi di Daenerys: figuratevi che alla fine del quinto libro Dany si trova ancora nel mare d'erba dopo essere fuggita con Drogon dalla fossa di combattimento di Meereen.

A supportare il fatto che Tyrion non sia figlio di Aerys II vengono in aiuto anche le parole che lady Genna, sorella di Tywin e zia di Jaime, rivolge a quest'ultimo riguardo le doti politiche dei due fratelli Lannister: 
"Tesoro, ti conosco fin da quando eri un poppante al seno di Joanna. Tu sorridi come Gerion e combatti come Tygett, e hai in te anche qualcosa di Kevan, altrimenti non porteresti il mantello bianco... ma è Tyrion il figlio di Tywin". 
Detto così non ha un grande impatto ma inserito nel contesto del quarto libro (un libro bellissimo e snobbatissimo dalla maggior parte dei fans) ha un peso rilevante: Genna e Jaime stanno discutendo sull'eredità morale di Tywin e Genna dichiara che il vero successore nell'arte politica di Tywin sia Tyrion. 

Fino a ora ho confutato, brevemente la tesi di Tyrion, quello che voglio asserire è che sia Jaime, e dunque anche Cersei, il figlio di Aerys II.
Ricordate Ser Barristan Selmy (altro personaggio meraviglioso)? Disse a Daenerys che 
"Non sono un maestro della Cittadella che sappia citarti la storia, maestà. Ho dedicato la vita alle spade, non ai libri. Ma ogni bambino sa che i Targaryen hanno danzato troppo vicino alla follia. E tuo padre non fu certo il primo. Re Jaehaerys una volta mi disse che grandezza e follia sono due facce della stessa moneta. Ogni volta che nasce un nuovo Targaryen, disse, gli dei lanciano in aria quella moneta, e il mondo trattiene il fiato aspettando di vedere su che faccia cadrà".
Ecco, adesso ditemi se Joffrey vi sembra sano di mente, uno che dà ordine di far uccidere tutti i bastarti di re Robert rievocando Erode, che fuggito dalla rivolta di King's Landing grida
"Traditori! Sono circondato da traditoriiii! Avrò le loro teste"
Ricorda un po' l'ossessione di Aerys no?
E la passione di Cersei per l'altofuoco? Mi riferisco a prima del grande Boom della sesta stagione: è Cersei a essere contattata dai maestri alchimisti e a chiedere loro di produrre migliaia di ampolle di quel materiale senza considerare il pericolo che avrebbe costituito un deposito in una città così densamente abitata come Approdo.
E, ovviamente, non possiamo dimenticarci del rapporto incestuoso tra Cersei e Jaime. Chi altri era noto per intrattenere rapporti incestuosi? I Targaryen no? per anni abbiamo letto e sentito dei loro matrimoni tra fratello e sorella e quel che pensiamo è che Tyrion sia il Targaryen?

A contrastare questa tesi potrebbero porsi le parole di Genna riportate sopra quando dice che Jaime ha tratti di altri parenti Lannister ma bisogna ricordarsi che Tywin e sua moglie Joanna erano cugini e che, quindi, anche lei era una Lannister.

C'è anche la teoria del drago a tre teste che riguarda Rhaegar: in una delle visioni di Daenerys Rhaegar, pensando ai suoi figli Rhaenys e Aegon e dice "Deve essercene un altro: il drago ha tre teste". Abbiamo sempre pensato che indicasse i figli di Rhaegar ma se indicasse i figli di Aerys che sarebbero rimasti in vita? Daenerys, Jaime e Cersei... ok, non sta molto in piedi ma ci ho provato.

Inoltre adesso mi gioco l'asso, ovvero il LIBRONE Il mondo del ghiaccio e del fuoco. In questa opera bellissima, davvero un capolavoro di editoria e contenuti libidinosi, il maestro Yandels mentisce la voce che circolava sul fatto che Joanna Lannister avrebbe concesso la sua verginità ad Aerys e viene smentita anche quella che asserisce che il re si sarebbe preso troppe libertà con lei durante la cerimonia della messa a letto. Come si diceva? Excusatio non petita, accusatio manifesta: perché occuparsi di smentire una voce in un libro di storia?
Ancora la storia del maestro Yendel riporta che dopo il matrimonio di Tywin e Joanna, celebrato nel 263, lady Lannister andò a vivere a corte come dama di compagnia della regina Rhaella e che dopo qualche tempo fu congedata dalla regina stessa senza nessuna spiegazione.
Fatto sta che nel 266 nacquero i gemelli. Purtroppo non viene riportato da nessuna parte in che anno Rhaella cacciò Joanna da corte perciò... ecco... anche questa teoria sta su con gli spilli e se Jaime ne venisse a conoscenza la sua faccia sarebbe probabilmente questa.

Poi ci sarebbe anche quella teoria che vorrebbe Jaime il principe che fu promesso ma... per oggi è abbastanza. E resta il fatto che sia un gran f... personaggio.

martedì 9 aprile 2019

Consigli per la storia 3: La storia per la letteratura


Esiste una terza via per intraprendere lo studio della storia: partire dalla letteratura.
La collana Problemi e Prospettive de Il Mulino è approfondita e scorrevole quanto basta per essere utilizzata sia nelle aule universitarie sia per consultazione da chi vuole avere un quadro generale sulle arti e sul periodo storico senza consultare proprio un libro di storia.


Il Vittorianesimo

Sono costruiti molto bene, ogni capitolo curato da un autore diverso, inquadrano il periodo sia dal punto di vista letterario che dal punto di vista storico e artistico in generale.
Sono opere dedicate a quei lettori di letteratura classica, in questo caso inglese, che desiderano una comprensione maggiore delle opere letterarie.
C'è, ovviamente, tanta critica letteraria ma ci sono anche tante curiosità. Nel capitolo dedicato a Dickens, per esempio, viene descritto proprio il modo in cui l'autore lavorava, come circolavano i libri allora, quanto costavano, come avveniva la loro scrittura e la nascita della suspense, come funzionava la promozione dei libri e i rapporti tra il famoso scrittore e la Gaskell.

Poiché inoltre la letteratura è presentata spesso come un monolite a sé stante (leggo il libro di Charlotte Bronte e chiudo) molto interessanti sono anche gli approfondimenti alle arti del periodo, soprattutto quelle figurative.
Il Vittorianesimo
Non sono proprio un dinosauro ma ai miei tempi l'uso di internet era piuttosto costoso e avveniva a casa al computer perciò per ricordare i soggetti artistici di cui si parlava in questi libri dovevo servirmi dei ricordi delle lezioni di storia dell'arte. Adesso è fantastico! Se leggo di Turner o dei Preraffaelliti o del medievalismo architettonico e non ho idea di cosa sia posso immediatamente consultare immagini, di Mendelssohn posso ascoltare la musica.
Insomma: un buon testo e una disponibilità immediata di accesso alle fonti.

Credo che adesso questa collana sia fuori produzione ma se ne trovano abbastanza facilmente i volumi su Libraccio o Ebay se non vi dispiacciono le sottolineature.

Visto che non si trovano molto in giro vi lascio l'indice dei due in mio possesso.



Il Neoclassicismo
Il Neoclassicismo

















mercoledì 3 aprile 2019

Leggere Lolita a Teheran - Gruppo di lettura is coming!


Buongiorno lettori!

E nato un progetto di lettura condivisa bellissimo che spero vi contagerà.

Se volete evitare il pippone su come è nato andate subito giù.
Tutto ha avuto origine dal megaGdL organizzato da Sam di Leggo quando voglio sulle Lezioni di Letteratura di Nabokov, il progetto ha avuto inizio a gennaio di questo anno e prevede la lettura di tutte le opere discusse dal Professore all'interno del libro.

Ma i libri sono alberi che dipanano i loro rami in cerca di lettori e dall'originario Lezioni di Nabokov è nato prima il ramo di lettura Lolita e poi il Lolita a Teheran della Nafisi, un po' per il titolo dell'una che dà origine all'altro, un po' per desiderio del contemporaneo.

Ci siamo confrontate per qualche tempo su come affrontare questa lettura: se leggere il libro tout court oppure ampliare il progetto e includere anche alcuni dei libri discussi durante le lezioni casalinghe di Nafisi, ha vinto l'espansione, il desiderio di comprendere e includere, non tutto però, solo alcuni: quelli che ci erano meno conosciuti e, tra questi, quelli che erano più importanti nelle lezioni della Nafisi.


Leggere Lolita a Teheran è diviso in quattro capitole: Lolita, Gatsby, James e Austen, due sono più legati a opere di letteratura, due ad autori. Posto che sarebbe impensabile leggere l'opera omnia di James e Austen, posto che ognuna di noi ha altre letture in programma, altri progetti, altri gruppi di lettura e, non dimentichiamolo, una vita, posto che Lolita di Nabokov lo abbiamo già letto tutte e che abbiamo già letto alcuni se non tutti i romanzi della Austen, poste tutte queste premesse (però immaginate discussioni fiume e chilometri d'inchiostro altrimenti non è divertente) abbiamo deciso di allargare il progetto solo a "Il grande Gatsby" di Fitzgerald e a Daisy Miller di James.

Il progetto prevede una discussione a settimana dal 6 maggio al 24 giugno, è aperto a tutti, basta segnalare l'interesse. Le discussioni avverranno su Telegram in una chat dedicata.

La successione delle discussioni è quella che segue:



* Lunedì 6 Maggio : “Leggere lolita a Teheran” - capitolo Lolita
* Lunedì 13 Maggio : “Il grande Gatsby” - fino al capitolo V incluso
* Lunedì 20 Maggio: finire “ Il Grande Gatsby”
* Lunedì 27 Maggio: “Leggere Lolita a Teheran" - capitolo Gatsby
* Lunedì 3 Giugno: “Daisy Miller” di Henry James -fino al capitolo II incluso
* Lunedì 10 Giugno: finire “ Daisy Miller” di James
* Lunedì 17 Giugno: “Leggere Lolita a Teheran" - capitolo James
* Lunedì 24 Giugno: “Leggere Lolita a Teheran" - capitolo Austen

lunedì 1 aprile 2019

Consigli per la storia 2: Storia d'Italia di Indro Montanelli






Consigli per la storia, ovvero come approcciarsi all'approfondimento storico in modo non traumatico
Prima del mitico Barbero, prima del fascinoso Alberto Angela c'era solo un uomo, il padre dei divulgatori italiani: Indro Montanelli.
La storia d'Italia di Montanelli, poi Montanelli-Gervaso, infine Montanelli-Cervi è un'opera monumentale che tratta la storia d'Italia dall'Alto Medioevo fino al 1997 cui si aggiungono due prologhi: Storia di Roma e Storia dei Greci.
La pubblicazione del primo volume risale al 1965 con Rizzoli e da allora continua a essere rieditata senza sosta sia in volumi singoli acquistabili in libreria sia in collane periodiche legate a quotidiani.
La veste grafica è cambiata negli anni adattandosi alle esigenze dei lettori fino a comprendere anche edizioni raffinate a cofanetto con segnalibro e miniature.
Nel 2013 Rizzoli ha provveduto a digitalizzare l'intera opera.

E' un'opera popolare, la prima vera opera di divulgazione storica. Lo stile è semplice, il commento didascalico e il tono a tratti ironico a tratti fustigatore. 
Il lettore moderno sentirà un po' di distanza dal linguaggio del Maestro ma ci si fa presto l'abitudine.

L'idea dell'opera gli fu suggerita da Dino Buzzati quando era direttore di La Domenica, doveva essere una storia di Roma a puntate ma ebbe talmente tanto successo che i lettori gli imposero di continuare.
Riporto qui sotto l'intervista che Montanelli rilasciò a Radiomontecarlo in cui al minuto 2 dichiara la genesi dell'opera.
Nella stessa intervista Montanelli dichiara che al tempo si rese conto che in Italia c'era un grande vuoto: l'uomo di cultura parlava solo all'uomo di cultura ed era incomprensibile al pubblico, Montanelli ha voluto parlare di cultura a un pubblico non erudito, con un linguaggio semplice e senza sottintendere nulla perciò questa collana è un atto di accusa contro una cultura che non ha saputo raccontare agli italiani nemmeno la loro storia.
L'obiettivo di Montanelli era, nel giornalismo e nei suoi libri, di spiegare: spiegare qualunque cosa, a volte persino ciò che lui stesso non riusciva a comprendere e, nel cercare la spiegazione per il pubblico, la trovava per sé.

  1. "Il problema risiede tutto nel linguaggio: se riusciamo a scrivere utilizzando il linguaggio del lettore questo seguirà. Il lettore ha fame di cultura in Italia perché nessuno gliela ha data, la cultura in Italia si è rinchiusa nella sua torre eburnea, arroccata perché ha orrore del contatto con il pubblico, si crede diminuita dal contatto con il pubblico. E' una cultura di cretini, sterile, chiusa in sé stessa e per questo noi non contiamo più nulla nel mondo. Non è più cultura: è mafia"



Una dichiarazione di Roberto Gervaso, rilasciata nel 2006 e pubblicata da AdnKronos, racconta il suo incontro con il grande giornalista e la nascita della loro collaborazione:
“Ricordo ancora, quando appena presi la maturità nel ‘56, chiesi a mio padre, come regalo per la promozione, la possibilità di andare a Roma a conoscere Montanelli, per me una divinità del giornalismo - spiega lo scrittore - Arrivato a Roma, il 29 luglio spedii una lettera a Indro in cui chiedevo di incontrarlo e, appena due giorni dopo, mi rispose fissandomi un appuntamento per una colazione. Da allora nacque un’amicizia e una stima che lo fece diventare il mio maestro del giornalismo e uno dei miei più grandi amici”.