domenica 13 gennaio 2019

Jekyll-Hyde e l'efficacia narrativa di Stevenson


Lo strano caso del Dr, Jekyll e del Sig. Hyde può essere letto come un perfetto esempio delle teorie narrative di Robert Louis Stevenson, soprattutto per quello che riguarda la funzione della descrizione. 

Scriveva Stevenson in Essay on the art of writing: "L'ordito o la struttura: un ordito contemporaneamente sensuale e logico, una tessitura raffinata e pregnante: questo è lo stile, questo è il fondamento dell'arte della letteratura".
E la tessitura è estremamente raffinata, oh sì! Ve ne accorgerete!
Attenzione! Dopo aver ripercorso con me i passi descrittivi di questo racconto la vostra idea di questo apparente romanzetto da due penny potrebbe essere riconsiderata. Diciamo che la mia è stata totalmente stravolta.

La narrazione procede per gradi in un climax ascendente che coinvolge il lettore sin dalla prima riga. Con brevi, efficaci frasi l'autore dipinge l'atmosfera e lo fa seguendo il sentimento dell'andamento del racconto. Non descrive: tratteggia, impressiona e lascia che sia il lettore a immaginarsi la scena.

Il primo esempio di questa tecnica narrativa lo ritroviamo proprio all'inizio del racconto in cui il protagonista, il legale Utterson, viene descritto più per i suoi attributi morali che per quelli fisici:

  • Utterson, il legale, era un  uomo dal volto ruvido, mai illuminato da un sorriso. Di poca e fredda, impacciata conversazione, restio ai sentimenti, era lungo, magro, grigio, accigliato, e tuttavia amabile, in qualche modo. (...) Era austero con sé stesso: beveva gin, quand'era solo, per mortificare una propensione ai vini d'annata, e benché il teatro gli piacesse, non ci metteva più piede da vent'anni. Ma era di provata tolleranza con gli altri. (...) Inclinava a soccorrere piuttosto che a riprovare. "Lascio che il mio fratello se ne vada al diavolo come meglio crede" (diceva). Con questa disposizione d'animo gli accadeva non di rado di restare l'ultimo conoscente stimabile, l'ultima influenza salutare, nella vita di uomini incamminati per la scesa.

Cosa scopriamo così del protagonista?

CARATTERISTICHE FISICHE: volto ruvido, mai illuminato da un sorriso, lungo, magro, grigio
ATTIVITà: legale, beve gin, gli piace il teatro ma non ci va
CARATTERISTICHE MORALI: di poca e fredda, impacciata conversazione, restio ai sentimenti, accigliato, amabile, austero, di provata tolleranza con gli altri, mortifica le sue propensioni per i piaceri (vini d'annata), inclina a soccorrere piuttosto che a riprovare, lascia che il suo fratello se ne vada al diavolo come meglio crede, resta l'ultimo conoscente stimabile di uomini sulla via della perdizione.

La sproporzione tra gli attributi caratteriali e quelli legati al fisico è enorme e anche quella rispetto all'attività di Utterson ma una caratteristica è fondamentale, tanto importante da essere posta come primissimo attributo: è un legale.
La caratteristica morale che invece risalta da questa descrizione, più volte sottolineata, è invece la tolleranza.

Stevenson ci dice così, già nell'introduzione, a quale tipo di narrazione ci troveremo di fronte: una narrazione quanto più possibile oggettiva e non moralista. E non è secondario questo! Soprattutto se pensiamo a tutta la narrativa oggettiva sì ma estremamente moralista dell'Ottocento inglese: una letteratura imperniata sul pragmatismo e sulla morale della classe dominante: la borghesia.
C'è chi ha voluto vedere in questa opera un attacco al sentimento borghese, utilizzarla a scopi politici, per lo più socialisti, come critica verso l'ipocrisia e la mostruosità di una classe sociale in un contesto politico in cui la lotta di classe era dominante. Personalmente è un tipo di ragionamento che non mi piace: l'opera d'arte è tale proprio perché, sebbene nata da un contesto dal quale non può prescindere, da esso si distacca per le sue qualità artistiche, letterarie in questo caso.
In effetti l'intero castello politicizzante costruito intorno al Jekyll-Hyde si sgretola proprio se si considera chi è il vero protagonista del racconto: Mr Utterson, il più borghese dei borghesi eppure irrimediabilmente amabile.

E' Mr Utterson infatti il vero protagonista del racconto: non Jekyll, non Hyde. E' questo delizioso marmottone timido, amabile, tollerante che ci accompagnerà per Londra conducendoci a indagare sui misteriosi eventi che sconvolgono Londra a partire dal testamento dell'amico dottore. Un investigatore improbabile se confrontato con il Sig Dupin di Poe o Sherlock Holmes di Doyle: non è particolarmente acuto né si può dire che corrisponda al tipo di personaggio in cui il lettore si voglia rispecchiare tuttavia io l'ho trovato irresistibile.

Dicevo che Utterson non è il tipo di personaggio in cui il lettore ami immedesimarsi eppure è proprio questo che Stevenson ci obbliga a fare: ascoltiamo, vediamo, percepiamo e parliamo proprio attraverso il legale marmottone.
E neanche ce ne accorgiamo!

Vediamo, per esempio, come appare la città nella prima passeggiata di Utterson:

  • Capitò che i loro passi li conducessero, durante uno di questi vagabondaggi, a una certa strada di un popoloso quartiere di Londra. Era una strada stretta e, di domenica, ciò che si dice tranquilla, ma animata di commerci e di traffico per il resto della settimana. I suoi abitanti guadagnavano bene, a quanto sembrava, e rivaleggiado nella speranza di fare ancora meglio, dedicavano le eccedenze a un'agghindata, civettuola mostra di prosperità: le botteghe su entrambi i lati avevano un'aria di invito, come una doppia fila di sorridenti commesse. (...) la strada brillava, in contrasto con le sue squallide adiacenze, come un fuoco nella foresta; e con le sue imposte verniciate di fresco, i suoi ottoni ben lucidati, la sua aria gaia e pulita, attirava e seduceva subito l'occhio del passante.

Si percepisce un'aria di prosperità, di luce, di grassa serenità tuttavia non opulenta, non sfacciata: è civettuola e sorridente. E' una descrizione sensuale che rasenta il sessuale. Lo scopo è infondere una sensazione di gaiezza e tranquillità. Utterson è tranquillo: passeggia con il suo amico Enfield, è domenica e nulla lo distrae dalla sua serenità.

  • A due porte da un angolo, venendo da ovest, la linea delle case era interrotta dall'entrata di un vasto cortile; e giusto a fianco di questa entrata, un certo tozzo, sinistro edificio sporgeva sulla strada il suo frontone triangolare. Benché alto due piano, questo edificio non aveva finestre: solo la porta al pian terreno, un po' sotto il livello della strada, e una cieca facciata dall'intonaco scolorito. Tutto l'insieme, del resto, portava i segni di un prolungato e sordido abbandono. La porta, senza batacchio né campanello, era screpolata e stinta; vagabondi trovavano riparo nel suo vano e sfregiavano fiammiferi sui pannelli, bambini tenevano bottega sui gradini, lo scolaro provava il suo temperino sulle modanature; e nessuno era più comparso, da forse una generazione, a scacciare quegli indesiderabili visitatori o riparare i loro guasti.

Qui inizia la narrazione: davanti a questo palazzo che evoca una discesa agli inferi per la porta sotto il livello della strada, senza batacchio né campanello, per la quale nessuno entra (ma nessuno mai nemmeno esce), per l'assenza di finestre (e quindi di luce). Davanti a questo palazzo abbandonato l'amico Enfield ricorda un evento molto strano che ha per protagonista un losco figuro che Enfield non riesce a descrivere se non per un'impressione di deformità e detestabilità.
L'episodio consiste in una bambina travolta da un uomo all'angolo di una strada, lui la calpesta e prosegue dritto senza curarsi di lei. Il padre e una folla di sconosciuti minaccia l'uomo e questo entra nel palazzo senza finestre per la porta senza batacchio, uscendone subito dopo con un assegno firmato da un'altra persona, una persona molto nota e distinta. Si presuppone un ricatto
Enfield, descritto da Stevenson come "ben noto uomo di mondo" narra l'episodio raccapricciante di cui è stato involontario testimone e confessa di non aver voluto indagare molto: "me ne sono fatto una regola: più mi pare strano e meno chiedo". Quello che ha visto è un problema? Apparentemente sì. E' un problema suo? No. Anche per questo motivo non chiede, non si informa, lascia che la vicenda rimanga episodio isolato.

L'episodio però è importante per Utterson che, tornato a casa non riesce a darsi pace: il nome del beneficiario dell'assegno corrisponde al nome del beneficiario del testamento del suo amico Jekyll che il legale custodisce: il nome è Hyde. Questo testamento era già una stravaganza agli occhi di Utterson, il documento lo indignava quando non sapeva nulla del Sig. Hyde ma ora che questo beneficiario è stato visto e raccontato diventa presentimento di un demonio.
Ciò che è stravagante è degno di biasimo (pensa il borghesissimo Utterson) ma la storia che ha udito dall'amico Enfield fa scivolare la stravaganza in sospetto e in terrore.

  • La storia di Enfield gli ripassava davanti agli occhi come una serie di immagini proiettate da una lanterna magica (...) Quella figura continuò a ossessionare il legale per il resto della notte. Se a tratti si assopiva, era solo per vederla scivolare più furtiva nell'interno di case addormentate, o avanzare rapida, sempre più rapida, vertiginosa, per labirinti sempre più vasti di strade rischiarate da fanali, travolgendo a ogni incrocio una bambina e lasciandola urlante nel selciato.

Infine Utterson vede Hyde e ne prova inspiegabile avversione e ripugnanza "Deve esserci qualcos'altro, (...) solo che non riesco a dargli un nome".


Trascorre un anno, tutto sembra tornare alla normalità

  • A quell'ora, benché una fitta nebbia dovesse poi avvolgere la città, il cielo era ancora sgombro, e la strada su cui dava la finestra della ragazza era vivamente rischiarata dal plenilunio.

Tutto sembra tornare alla normalità ma la descrizione, con quella nebbia che di lì a poco dovrà avvolgere la città e il cielo che è ancora sgombro (e poi non lo sarà più) immerge subito il lettore nell'attesa, nella suspance. 

Avviene infatti subito dopo un delitto mostruoso, sul corpo dell'ucciso viene ritrovata una lettera che reca il nome di Utterson e il legale viene di nuovo coinvolto nella storia.

E cambia di nuovo l'atmosfera

  • La prima nebbia della stagione pesava sulla città come un grande mantello color cioccolata. Ma il vento urtava e demoliva di continuo quei fumosi contrafforti. (...) Visto in quei mutevoli scorci, con le sue strade fangose e i suoi passanti malmessi, con i suoi lampioni non spenti dalla sera prima o frettolosamente riaccesi per combattere quella nuova invasione di buio, il cupo quartiere di Soho appariva a Utterson come ritagliato da una città d'incubo. I suoi stessi pensieri, del resto, erano delle tinte più fosche. (...) 
  • All'indirizzo indicato la nebbia s'alzò un poco scoprendo un misero vicolo con una mescita di liquori, un equivoco ristorante francese, una rivendita di verdure e giornaletti da un soldo, bambini cenciosi accovacciati sulle soglie, e molte donne di diverse nazionalità che se ne andavano, chiave di casa in mano, a bere il loro gin mattutino.

(NOTA: nella descrizione precedente c'è un riferimento ironico ai giornaletti da un soldo, è un riferimento alla sua stessa produzione visto che il racconto uscì proprio come Penny Dreadful ovvero pubblicazioni a puntate a basso costo, un penny appunto)
I pensiero di Utterson vedono tutto il marcio celato sotto la nebbia: la nebbia nasconde, il vento urta e demolisce, gli agenti atmosferici concorrono all'idea di distruzione della serenità del legale.

La nebbia pesa sulla città come i pensieri sul cuore di Utterson.

Ci troviamo nello stesso quartiere dell'inizio della storia, quello con vetrine ammiccanti e commesse sorridenti ma ora le strade sono fangose e malmesse, le attività sono equivoche, peccaminose, viziose. C'è una sensazione di sporco, povero e degradante. Siamo di fronte alla casa di Hyde. Utterson entra nella casa e trova

  • Un paio di stanze arredate con lusso e buon gusto. In una credenza vini di pregio, le stoviglie erano d'argento, il tovagliato molto fine; a una parete era appeso un buon quadro e i tappeti, foltissimi, erano di colori piacevolmente assortiti. Entrambe le stanze erano sottosopra, però, e mostravano di essere state frugate a fondo.

Una normalissima e tranquillissima casa borghese. Niente di più distante dall'idea che potremmo farci della casa di un uomo così crudele e detestabile. Tutta la mobilia e gli accessori denotano grazia e piacere, solo il disordine ci fa sentire che qualcosa non è esattamente nella normalità ma questo "frugate a fondo" farebbe pensare più all'azione di un ladro che di un assassino.



Qualche giorno dopo Utterson e il suo amico Enfield passeggiano di nuovo, sempre negli stessi luoghi

  • Il cortile era freddo e umido, già invaso da un precoce crepuscolo, sebbene il cielo, in alto, fosse ancora illuminato dal tramonto.

Questa semplicissima descrizione dell'atmosfera racchiude il nocciolo stesso di tutto il racconto: la trasformazione. C'è un precoce crepuscolo nel cortile su cui si affacciano i due amici, tuttavia il cielo in alto è ancora illuminato dal tramonto.

Crepuscolo - cielo - alto - luce - tramonto. 
I due amici vedono Jekyll alla finestra, è giù di morale ma la vista dei due gli procura piacere tanto da desiderare di scendere e fare due chiacchiere in cortile. D'un tratto però

  • il sorriso sparì di colpo e il suo volto si contrasse in una smorfia di così disperato, abietto, terrore, che i due in cortile si sentirono gelare. (...) Dio ci perdoni! Dio ci perdoni! Disse Utterson

I due amici non parlano più e riprendono a camminare in un gelido silenzio. Hanno visto troppo in quel precoce crepuscolo laddove la stessa parola crepuscolo assume valenza esistenziale di mutazione, trasformazione, passaggio dalla luce alle tenebre.


Trascorre altro tempo e il maggiordomo di Jekyll, Poole, si reca dal legale implorandolo di soccorrere il suo padrone: teme che qualcosa di terribile sia accaduto, teme sia stato ucciso. Utterson e Poole si dirigono insieme a casa di Jekyll

  • Era una fredda e ventosa sera di marzo, con una falce di luna che se ne stava sul dorso, come rovesciata dal vento, tra una fuga di alte nuvole stracciate e diafane. Le raffiche che sferzavano la faccia, rendendo difficile parlare, parevano aver spazzato quasi tutta la gente dalle strade. Utterson non ricordava di aver mai visto così deserta quella parte di Londra. Ma proprio adesso avrebbe desiderato il contrario. (...) La piazza, quando vi giunsero, era piena di vento e di polvere, con gli esili alberi del giardino centrale che gemevano e si piegavano contro la cancellata.

E' sempre la stessa strada, la stessa che all'inizio del racconto era prospera e civettuosa, la stessa che dopo l'omicidio era fangosa e malmessa ora è gelida, spettrale, deserta.

  • Nuvole più dense coprivano la luna, la notte s'era fatta buia, e il vento che nella profondità del cortile arrivava solo a soffi, faceva oscillare qua e là la fiamma della candela.

E' l'ultima descrizione del racconto. La notte è profonda, il buio ha avvolto la città. Non c'è più luce. Non c'è più vita. Non c'è più speranza.



Qui termina la narrazione e la voce narrante tace.
Tacciono le descrizioni e da qui in poi sarà compito dei memoriali e delle lettere spiegare cosa è avvenuto, quello che Utterson non può conoscere non ci viene raccontato dal narratore (eterodiegetico a focalizzazione interna come direbbero quelli istruiti): ci viene riportato da documenti: lettere e memoriali delle due figure scientifiche della storia: Lanyon (di cui parlo nel post relativo alla superbia della scienza, all'ὕβϱις, qui) e Jekyll.
L'ultima lettera di Jekyll rimanda al memoriale del dottor Lanyon che contiene una lettera di Jekyll e sarà succeduta dalla confessione di Jekyll stesso. Con una retrospezione architettata tramite documenti viene svelato il mistero, a noi lettori e anche a Utterson che legge per noi.

Chapeau.

Jekyll-Hyde e la superbia della scienza

Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sig. Hyde si può vedere anche come un racconto sulla superbia e gli eccessi della scienza.

Nel racconto vi sono continui riferimenti alla medicina, alla scienza e alle pseudoscienze e all'avidità, alla brama di fama e potere che ne deriva dalla loro conoscenza.

Ricapitoliamo.
Il dr. Jekyll riesce, a seguito di numerosi esperimenti scientifici, a creare un suo doppio che contenga solo la parte malvagia di sé, gli impulsi primordiali e violenti che nella buona società di cui è stimato rappresentante non trovano posto.
Il suo doppio, il Sig. Hyde, la sua parte più nascosta, è tanto detestabile, ripugnante e spaventoso negli intenti quanto lo è nell'aspetto, la sua stessa natura malvagia si riflette nell'impressione di disgusto e raccapriccio che suscita in chi lo vede.
Questa descrizione di Hyde non può non far pensare alle teorie di Cesare Lombroso che sono alla base dell'antropologia criminale secondo la quale il comportamento criminale è insito nelle caratteristiche anatomiche del criminale stesso e che l'inclinazione al crimine sia una condizione patologica ereditaria che deve essere curata attraverso la terapia. Sia ben chiaro che queste teorie di Lombroso sono del tutto superate oggi ma hanno molto condizionato non solo le varie polizie di molti paesi ma anche e soprattutto la letteratura. Lo stesso Zola, padre del naturalismo, portavoce di una letteratura che fosse stupore e reportage, vi si è affidato molto parlando di ereditarietà quando descriveva le caratteristiche morali e fisiche dei suoi personaggi nel ciclo dei Rougon-Macquart.

Le teorie che legavano la forma cranica ad atteggiamenti criminali circolavano in Inghilterra prima che il Lombroso vi si interessasse, ovvero negli anni Settanta del XIX secolo, e le nuove scienze, o pseudo-scienze, erano ottimi spunti per la letteratura, basti pensare al Frankenstein di Mary Shelley.

Altra pseudo-scienza citata da Stevenson è la grafologia.
Mr Utterson, notaio amico di Jekyll nonché custode del suo testamento olografo legge un biglietto di addio scritto da Hyde in una strana calligrafia verticale e sospetta qualcosa di insolito. Mostra il biglietto al suo capocommesso, il Sig. Guest, che è anche appassionato e buon esperto di grafologia. Anche il capocommesso trova che la scrittura del biglietto di Hyde sia strana: "Non è pazzo. Ma ha una scrittura davvero strana", poi, per una serie di coincidenze si trova a raffrontare la scrittura di Hyde con quella di Jekyll trovandone una curiosa rassomiglianza.

Jean-Hippolyte Michon
Anche la grafologia era una pseudo-scienza molto in voga nella seconda metà dell'Ottocento, nasce da un branca della fisiognomica, la stessa dalla quale prese origine l'antropologia criminale e lo stesso Lombroso ne scrisse un trattato nel 1895, una decina di anni dopo la pubblicazione del Jekyll.

Se nel XVII secolo il gotico si riferiva soprattutto alla sfera della magia e della religione nel XIX lo spunto viene dalla scienza e dal positivismo e anche le atmosfere mutano: laddove in passato le storie erano ambientate in foreste, monasteri e castelli rischiarati dalla luce riflessa della luna, ora il luogo del gotico è la città illuminata artificialmente. 
Di seguito un passo che trovo illuminante (a proposito di luce) per sottolineare il nuovo ambiente gotico vittoriano:
  • vederla scivolare più furtiva nell'interno di case addormentate, o avanzare rapida, sempre più rapida, vertiginosa, per labirinti sempre più vasti di strade rischiarate da fanali, travolgendo a ogni incrocio una bambina e lasciandola urlante nel selciato.
Fin qui le premesse della scienza contemporanea. 
Come la presenta Stevenson nel racconto?
Jekyll si serve della scienza per modificare la Natura, come il Lucifero di Milton, come Prometeo, come il dottor Frankenstein si ribella a dio, si ribella alla natura che considera fallace e ritiene di poter fare meglio.
E' la superbia che lo trascina nel peccato, Utterson pensa a un "brutto guaio (...), lo spettro di qualche vecchia colpa, il cancro d'un disonore nascosto e il castigo che arriva" perché "la legge di Dio non conosce prescrizione.
Jekyll, l'uomo che credeva di aver poter ingannare la natura e piegarla al suo volere è dannato.
E' il più classico dei peccati, il più antico: l'ὕβϱις, la superbia. La stessa superbia di Icaro che scatenerà la νέμεσις, la vendetta divina.
Dice Utterson al maggiordono di Jekyll quando crede che il suo amico sia stato ucciso
  • che il nostro nome sia vendetta
Utterson pensa, abbattendo la porta dietro la quale si trova Hyde, di vendicare il suo amico ma non c'è nulla da vendicare: la natura si è già presa soddisfazione del torto ricevuto.
Jekyll è dannato, non può essere salvato. E cosa fa allora?
Cosa fa Eva dopo aver mangiato la mela?
Cosa fa Lucifero dopo la ribellione?
Cercano complici, qualcuno che possa condividere la colpa.
Jekyll si reca dal suo collega Lanyon per farsi aiutare senza, da principio, coinvolgerlo nei suoi segreti.
Poi lo guarda, Lanyon lo scruta con aria interrogativa. Lanyon è un dottore, uno scienziato, è curioso, la scienza è curiosa e Jekyll lo trascina con sé, sapendo che l'amico non potrà resistere
  • E ora veniamo al resto. Volete essere prudente e seguire il mio consiglio? Lasciate allora che io prenda questo bicchiere e me ne vada senz'altro da casa vostra. O la vostra curiosità è così forte, da dover essere appagata a ogni costo? Pensateci, prima di rispondere, perché sarà fatto come deciderete. Nel primo caso resterete come siete ora, non più ricco né più esperto di prima. (...) Nell'altro caso, nuovi orizzonti del sapere e nuove prospettive di fama, di potenza, si apriranno di colpo qui davanti a voi, perché assisterete a un prodigio che scuoterebbe l'incredulità dello stesso Satana

Sapere, fama, potenza, Lanyon cede. 
E' finita per Jekyll. 
E' finita per Lanyon.

I due uomini di scienza vengono sconfitti dalla propria superbia. Si sono spinti troppo oltre le umane possibilità, hanno voluto raggiungere il sole sulle ali della scienza e, esattamente come Icaro, sono precipitati.

Jekyll, Hyde e i delitti della Rue Morgue

Ultimo post, breve questa volta, sullo strano caso del dr Jekyll e Mr Hyde di Stevenson.
Sono stupefatta da quanti semi abbia lasciato in me un libretto semplice semplice come quello di Stevenson eppure a ogni pagina ho trovato rimandi, riferimenti, nuove idee.
Molte resteranno solo idee incompiute, l'ultima che mi sento di dover mettere per iscritto è il legame, leggero eppur presente, tra I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe e il Jekyll di Stevenson.

Stevenson conosceva l'opera di Poe. 

Lo sappiamo per certo da una recensione che l'autore scozzese fece delle opere del collega americano nel 1874 che potete leggere completa a questo link, ben prima della pubblicazione del racconto Jekyll-Hyde.
Di Poe Stevenson scrive:
  • Ha l'istinto del vero narratore. Conosce le piccole minuzie che creano le storie o le rovinano. Sa come migliorare il significato di ogni situazione e dare colore e vita a particolari apparentemente irrilevanti.
e conosceva la trilogia di Dupin che cita nello stesso articolo tuttavia il suo giudizio in generale non è positivo e gli preferisce, come autore americano, Hawthorne, sicuramente più vicino al mood inglese.
Ora non so se sia stato in modo consapevole o no ma ci sono due momenti nella narrazione del Jekyll che rimandano prepotentemente alla rue Morgue: la camera chiusa in cui si sarebbe svolto il delitto e la passeggiata lungo i lati della casa di Jekyll.
Può darsi che non si tratti di riferimenti consapevoli da parte di Stevenson, può darsi che, avendoli letti, questi due motivi narrativi abbiano continuato inconsciamente a girargli in testa fino al momento in cui se ne è liberato mettendoli nero su bianco, comunque sia stato ve li riporto e potrete trarne le conclusioni che vorrete sapendo però che, almeno per quanto riguarda il motivo della stanza chiusa, è un espediente molto utilizzato dai giallisti in genere che forse lo hanno preso in prestito da Poe, forse da Stevenson.

La stanza chiusa - Stevenson


Poole ha chiamato Utterson implorandolo di aiutarlo perché crede che il suo padrone Jekyll sia stato ucciso e che l'assassino si celi, all'interno di una stanza chiusa, in casa sua. Utterson risponde all'appello e insieme abbattono la porta, quando entrano trovano il cadavere di Hyde e nessuna via d'uscita


  • Si avvicinarono per esaminarla (la porta sulla strada che avrebbe permesso la via di fuga), la trovarono chiusa a chiave. La chiave non c'era, ma poi la videro in terra lì accanto, già macchiata di ruggine. (...) "E' rotta, come se fosse stata pestata e anche la frattura è arrugginita"
Dunque la porta della stanza è sempre chiusa e nessuno vi entra da tempo e la porta dell'uscita secondaria è anch'essa chiusa da molto tempo visto che la chiave è rotta e arrugginita sulla frattura.

La stanza chiusa - Poe

Dupin e il suo amico ispezionano la stanza in cui sono stati commessi i delitti
  • Nessun dubbio che quando i soccorritori stavano salendo le scale gli assassini si trovassero ancora nella camera in cui è stata rinvenuta Mademoiselle L'Espanaye dunque la via di fuga va cercata qui. (...). La polizia ha esaminato pavimenti, soffitti, muri: non c'è passaggio segreto che avrebbe potuto sfuggire. (...) I camini si restringono tanto che neppure un grosso gatto riuscirebbe a introdurvisi. Quindi, niente passaggi segreti, impossibile la fuga dalle porte e dai camini. Non restano che le finestre. Chiunque avesse tentato di fuggire da quelle che danno sulla via sarebbe stato immediatamente notato dalla folla.
Pianta della casa di Jekyll disegnata da Nabokov
Altro motivo che accomuna i due scritti è quello del giro attorno alla casa. Una passeggiata analitica per Dupin, epifanica per Utterson ed Enfield

Il giro attorno alla casa - Stevenson

  • Alla fine della strada, girato l'angolo, c'era una piazza di eleganti e antiche case. ora per la maggior parte decadute, dove in appartamenti o stanze d'affitto viveva gente d'ogni condizione e mestiere. (...) Una di queste case tuttavia, la seconda dall'angolo, era ancora indivisa e mostrava tutti i segni del conforto e del lusso, benché a quell'ora fosse interamente buia, salvo la mezzaluna a vetri sopra la porta d'ingresso. Fu a questa porta che Utterson si fermò e bussò. (...) - Il dottor Jekyll è in casa? - 
  • Ma che asino m'avrete giudicato, a proposito! - replicò Enfield - Non sapere che quella è la porta sul retro della casa di Jekyll!
Vista in pianta della casa della rue Morgue disegnata da me

Il giro attorno alla casa - Poe

La casa era come molte altre, a Parigi - un portone con a fianco una guardiola a vetri col pannello scorrevole, evidentemente riservato alla portinaia. Invece di entrare subito continuammo a camminare, svoltando in una stradina e poi svoltammo di nuovo fino a trovarci sul retro del palazzo. Dupin intanto esaminava i dintorni, oltre che la casa, con una concentrazione che non riuscivo a motivare.


Ho inserito la pianta della casa di Jekyll disegnata dal professor Nabokov per il suo corso di lettereatura europea. Un articolo su queste lezioni, in lingua spagnola è disponiblie su Verseando.com.

Il tema del doppio

Uno dei primi, inoltre, a proporre il tema del doppio fu proprio Poe: lo propone in modi diversi in più racconti ma quello che più lo riassume è William Wilson del 1839 che Stevenson conosceva (cfr. Robert Louis Stevenson: The Critical Heritage, Paul Maixner
Routledge, 31 ott 2013, riferimento qui).
In William Wilson il protagonista, malvagio autore di azioni nefande, è perseguitato da un uomo che porta il suo stesso nome, lo stesso aspetto e la stessa data di nascita e gli impedisce di compiere azioni malvagie. Più di uno studioso ha voluto vedere in WW l'alter-ego di Poe, considerato da sempre una persona ambigua.
Il tema del doppio, appena accennato, si presenta anche ne I delitti della rue Morgue quando l'amico di Dupin lo descrive:

  • Quand'era di questo umore mi ritrovavo a riflettere sull'antica dottrina dell'anima bipartita, e mi divertivo a fantasticare di un doppio Dupin, ovvero quello creativo e quello dotato di facoltà analitiche
L'idea di doppio in Dupin, quindi, è interamente positiva, in Jeckyll invece si tratta di una proiezione negativa, come in WW
  • I due lati del mio catarrere erano ugualemnte affermati: quando m'abbandonavo senza ritegno ai miei piaceri vergognosi, ero altrettanto me stesso di quando, alla luce del giorno, mi affaticavo per il progresso della scienza e il bene del prossimo. (...) venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due.

Per me è stato un divertimento trovare le somiglianze. Magari sono un po' stiracchiate ma così le ho percepite. 
C'è anche uno specchio nella stanza chiusa di Jekyll Hyde... potrebbe richiamare alla ente un certo Dorian Grey... magari ci ritorneremo 😜😜😜

martedì 1 gennaio 2019

Duemiladiciotto in libri


Questo 2018 è stato un anno di grandissime soddisfazioni librose tranne una.
Storia
La Una è che ho letto troppo per i miei gusti: 53 libri in 52 settimane significa anche che non ho preso sufficiente tempo per riflettere e che sono a rischio blocco perciò nel 2019 cercherò di leggere meno, vorrei tenermi su di una media di un libro ogni due settimane e riuscire a non leggere nel fine settimana.
Di seguito i momenti salienti di questo anno di libri, la lista completa si trova sul mio profilo Goodreads Marmott79, 50 nuove letture e 3 riletture per l'esattezza, GR a quanto pare tiene conto solo delle letture nuove.
STORIA: nella mia risalita dall'alto Medioevo italiano ho terminato lo studio di Goti e Longobardi (Goti così così... non ho voluto approfondire più di tanto) per poi gettarmi su Carlo Magno e i Franchi. ⭐⭐⭐⭐⭐
Biografie e co.
BIOGRAFIE: Ho conosciuto gente fantastica grazie anche a eventi culturali non librosi: primo su tutti Giovan Battista Piranesi di cui ho visto una mostra temporanea a Pesaro, poi la straordinaria Misia Sert, mi sono innamorata di lei, è una donna esplosiva e ho avuto il piacere di vederla interpretata da Lucrezia Lante della Rovere al teatro di Cagli. Emozionantissimo. Infine Carlo Magno, il padre dell'Europa, edificatore di un impero i cui frutti giungono fino a noi. ⭐⭐⭐⭐⭐
FANTASY: L'anno si è aperto e chiuso con lo zio Martin. Aperto con la Principessa e la Regina e chiuso con Fuoco e sangue (presto la mia non-recensione), nel mezzo ci ho infilato  il Silmarillon e i Racconti Incomputi di Tolkien... così anche la sfida Tolkien prosegue in scioltezza. ⭐⭐⭐⭐
Italiano
LETTERATURA ITALIANA: Sono molto molto soddisfatta: ho sempre privilegiato la letteratura straniera ma questo anno mi sono dedicata alla scoperta di classici nostrani da Cassola a Calvino, dall'Adelchi di Manzoni (che rientra anche nella sfida Medioevo), a oriana Fallaci ovviamente di cui ho letto Il sesso inutile. Potevo fare meglio? certo! Lo lascio per l'anno prossimo. ⭐⭐⭐
LETTERATURA INGLESE: fatto pochino ma in realtà, se includiamo anche la fantascienza e il fantasy è il genere che ho letto di più. Sono molto contenta di aver iniziato a conoscere la Gaskell e approfondito Charlotte Bronte ma il libro che mi ha davvero stravolto la vita da lettrice è Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf... Lo riapro costantemente e mi ha offerto infiniti spunti di lettura... indimenticabile. ⭐⭐⭐⭐
Francese
LETTERATURA FRANCESE: tanta robina bella: Sartre, Duras, Huysmans, Zola e ovviamente Queneau. Tante nuove idee, tanti spunti, questa ossessione ridondante per il cibo e la tavola che non mi abbandona... nel 2019 sarà il turno di altri francesi di sicuro.
FANTASCIENZA: questo è stato sicuramente l'anno della fantascienza: mai letta prima. Ho iniziato con la saga di The Expanse del tandem Corey e proseguito con Dick e Clarke. Come neofita sono pienamente soddisfatta. ⭐⭐⭐⭐⭐

E ora la Top 2018
(rullo di tamburi)
1. Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf - Indimenticabile, incisivo, non se ne può fare a meno
2. Misia di Misia Sert - Che donna! Che follia donna!
3. Il cavaliere inesistente di Calvino - amore a prima letta
4. Possessione di Antonia Byatt (top e flop) - per gli amanti delle teorie letterarie e delle beghe accademiche (e di Virginia Woolf)
5. La guardia Bianca di Bulgakov - un viaggio semionirico nell'occupazione dell Ucraina
Top Flop
1. La guerra gotica di Procopio: du' paaaaalle
2. Possessione di Antonia Byatt (top e flop) - troppe teorie letterarie e beghe accademiche
3. Agnes Grey di Anne Bronte - La protagonista è odiosa e l'autrice... nzomma
4. Il piacere tra le righe di Camilla Baresani - un libro trito e vecchio
5. La principessa e la regina di George R. R. Martin - Inutile, meglio Fuoco e sangue

(seguono foto a casaccio perché con Blogger ci litigo)

Fantascienza
Letteratura inglese
Fantasy

domenica 30 dicembre 2018

Vacanze e catalogazione libresca

Book Collector
Fine dell'anno e ora di grandi pulizie.
Ultimamente mi sono arrivati per varie vie una valanga di libri, alcuni già letti, altri tutti da scoprire.
Non so come facciano gli altri ma sin da quando la mia biblioteca muoveva i primi passi tanta attenzione l'ho dedicata alla sistemazione e dislocazione dei libri.
Avevo iniziato a disporli per case editrici perché mi sembrava la soluzione più armonica, poi  è diventato ingestibile e li ho divisi tra letteratura, narrativa varia e saggistica. In seguito ho dovuto dividere la letteratura per lingua originale, poi per autore in ordine alfabetico e per opere in ordine di prima pubblicazione. La saggistica, invece, a mano a mano è stata divisa per soggetto (per quanto riguarda la critica letteraria) o per epoca (per i saggi di storia o arte).
Poi di nuovo dai libri di letteratura ho dovuto separare tutta la parte dedicata alla letteratura medievale cioè dai primi volgari precedenti all'anno Mille al 1500 circa e contemporaneamente dal settore di storia si sta adesso staccando la parte medievale perché le quantità iniziano a essere importanti e lo spazio non cresce di conseguenza.
Enciclopedie e collane tematiche invece restano separate.

Oltre alla passione per i libri come contenuto ho anche la passione di catalogarli, descriverli e annotare tutte le informazioni così ho iniziato con un quaderno ad anelli, quando la quantità di libri ha superato qualche centinaio ho ripiegato su di un foglio excel ma non era soddisfacente. Una folle estate caldissima, mentre da un lato inserivo tutta la biblioteca su Anobii, dall'altro mi misi a costruire un database personalizzato con maschere carine. 
Terminato il lavoro non ero ancora soddisfatta: troppe ancora erano le informazioni da inserire e il mio castello di reti e collegamenti minacciava ogni giorno di crollare finché un giorno non trovai Collectorz.com e non lo lasciai più.
Non è una promo: non ci becco un franco a farne la pubblicità, credo solo che magari può interessare ad altri con la mia stessa ansia da catalogazione.
Sul sito di Collectorz si trovano database per ogni tipo di collezionismo: fumetti, film, musica, giochi e, ovviamente libri. Si può scaricare la versione free che contiene fino a cento libri, se poi ci si trova bene (e ci si trova benissimo!), si paga una sola volta per la versione pro. 50€ per la versione a PC più, se si vuole, altri 15€ per avere l'app per cellulare o tablet.
Vi faccio fare un tour se volete, una buona presentazione è già presente sul sito qui.


Book Collector Ricerca per isbn

Per i libri relativamente recenti molto comodo è l'inserimento tramite ISBN, il database di Collectorz viene costantemente aggiornato con le nuove uscite e integrato dagli stessi utenti, inoltre molte informazioni le pesca direttamente da internet. E' raro che non si trovi il libro che cercate, in questo caso esiste sempre l'inserimento manuale.


Book Collector Visualizzazione a lista
Ci sono quattro visualizzazioni possibili, questa in alto a lista è per me la più funzionale e rapida: lo schermo si può dividere in due parti e può mostrare parte della lista e un'anteprima del libro selezionato .
Un'altra visualizzazione carina è quella a libreria qui in basso.
Book Collector Visualizzazione a libreria
Poi c'è anche la visualizzazione a flusso di copertine e a mini schede ma non sono altrettanto carine.
La cosa davvero figa di questo database è che è estremamente personalizzabile.
I dati che sono richiesti già di default sono tantissimi: da quelli base alle dimensioni del libro, alle informazioni sulla prima edizione, si possono aggiungere le proprie copertine, collegamenti internet esterni e collegamenti a file di ogni tipo: ebook, pdf, file audio, immagini... qualunque cosa perciò può essere un valido aiuto anche per chi legge in digitale.

Book Collector Maschera principale

Nel TAB Crediti e Personaggi si possono indicare tutti i collaboratori nel libro: dall'illustratore al traduttore, dal cyratore all'artista per la copertina e se volete aggiungere altri campi si può. Addirittura c'è la possibilità di creare una lista dei Personaggi, io non lo faccio perché sarebbe infinita ma per chi sta iniziando adesso potrebbe essere un'idea.

Al TAB Il TAB Contenuti è invece specifico per i libri di miscellanea o per le raccolte di racconti in modo da recuperare immediatamente tutte le informazioni.
Nel TAB Traccia e Note invece si può scrivere la trama del libro, ricopiare la quarta di copertina e aggiungere note personali di lettura.

Book Collector Maschera informazioni personali
Indispensabile per me è il campo Collocazione della maschera delle informazioni personali: in questo caso I misteri di Parigi di Eugène Sue è collocato nel reparto letteratura francese sotto la lettera S di Sue. Di Sue possiedo una sola opera ma di altri autori di cui possiedo molte opere torna molto comodo indicare nella collocazione anche l'anno di prima stesura così in biblioteca sarà sempre tutto ordinato secondo l'ordine di pubblicazione (per le opere postume invece ricorro alla data di stesura)

Book Collector Maschera copertine
Le stesse copertine si possono aggiungere da file su computer o si possono cercare su internet.

Dateci un occhiata se volete: la versione free da 100 libri è scaricabile gratuitamente, io non posso farne a meno: i libri sono tantini e alcuni sono ormai talmente lontano dagli occhi che rischio di dimenticarmene senza oppure rischio di non trovarli quando li cerco.
Con il sistema della catalogazione unica ho risolto parecchi dei problemi dovuti all'accumulazione.