Visualizzazione post con etichetta GRR Martin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GRR Martin. Mostra tutti i post

domenica 12 maggio 2019

Tra le pagine di Borges il finale di Game of Thrones?

Jon è Azor Ahai e ce lo dice Borges
Teorie, teorie ovunque.


Dopo i primi quattro episodi dell'ottava stagione sto disperatamente cercando un senso allo scempio: a ogni episodio mi dico "Beh! non è male!" ma poi ripasso scena per scena e ritrovo il nulla cosmico e tutto il dramma degli estranei e la paura per la lunga notte vengono liquidati con le parole di Davos a Tyrion sul dio della luce: "Facciamo il suo gioco, combattiamo le sue battaglie e vinciamo e poi...He fucks off, sparisce". Come a dire che non ci saranno spiegoni: non ne sono capaci.
Quindi, nell’eterna attesa che Giorgione Martin dia alle stampe il sesto libro delle Cronache cerco di darmelo io lo spiegone: provo a dare un senso a quanto ho visto ricercandolo nei temi assoluti perché nella serie TV davvero uno scopo sembra non esserci più, così come non c'è più trama, non c'è più storia, non ci sono più dialoghi e tutto sembra ricalcare lo scempio di Dorne.

Per chi è di fretta metto subito la teoria così non sarà obbligato a leggersi tutto il post, chi è curioso di sapere come ci sono arrivata può procedere con calma, magari sorseggiando un caffè.

TEORIA:
Arya Stark non ha eliminato il vero cattivone della saga ma solo il suo strumento, Bran è il vero cattivone: questa storia dell'immortalità e della conoscenza universale lo devasta e vuole porvi fine a qualunque costo, per questo ha creato gli Estranei, per ucciderlo o eventualmente uccidere tutto il genere umano compreso Bran o solo Westeros. La missione di Jon non si è ancora compiuta: sarà lui a uccidere Bran. Jon è Azor Ahai, evviva evviva.
Dimenticavo!
Sul trono di spade non siederà nessuno perché verrà distrutto.


Se avete qualche minuto da dedicare alla spiegazione continuate a leggere.

Il caso vuole che abbia appena terminato la lettura dell'Aleph di Borges, uno dei più grandi scrittori di letteratura fantastica e, per una fan delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, vi si trovano passi che è difficile non ricondurre all'amata saga perciò mi è venuto in mente che, magari, gli sceneggiatori possano aver preso spunto da Borges per la fine della serie televisiva.

Follia? Probabilmente ma ognuno ha la propria.

Procediamo per gradi: di cosa tratta "L'Aleph" di Borges?
Ci ritornerò probabilmente in un diverso post per riservare al magnifico autore argentino l'onore e lo spazio che si merita, però accenno qui di seguito alcuni temi che possono trovare echi nella saga di Martin.
Tre sono i temi principali che si possono riflettere nell’opera di Martin: il peso dell’immortalità, l'oppressione che suscita l’infinita conoscenza e il tema della morte come restituzione a sé stessi o all’infinito.

La mia tesi non credo avrà spazio nella serie ma potrebbe disperatamente giustificare quanto accaduto nella 8x3, nell’episodio La lunga notte, ovvero che gli Estranei siano creature del corvo a tre occhi il cui scopo è quello di chiamarli a ucciderlo e porre fine alla sua esistenza e al fardello della conoscenza universale, per restituirgli la sua umanità nella morte.
Per Borges è proprio la consapevolezza della propria mortalità che ci rende umani e fa di ogni momento, di ogni azione, qualcosa di importante. L’immortalità è una condanna, è la fine dell’umanità.
Ripeto: parlo solo della serie TV in questo caso poiché nei libri Corvo Brynden è ancora vivo e vegeto e sta trasmettendo a Bran la sua conoscenza.
Quando Bran arriva nella caverna dei Figli della Foresta oltre la barriera incontra il Corvo a tre occhi e questi lo inizia ai misteri dei veggenti verdi e lo guida nel passato (in una determinata direzione nel passato). Sappiamo che il Corvo è Brynden Rivers, figlio bastardo di re Aegon IV, già Primo Cavaliere di re Aerys I, mandato poi alla Barriera per l’uccisione di Aenys Blackfyre, ma non sappiamo se Brynden sia stato il primo corvo o se ce ne siano stati altri prima di lui.
Propendo per la seconda ipotesi: Brynden Rivers arriva alla Barriera nel 233 dopo la Conquista, nel 252 scompare e quando Bran arriva all’albero diga sono trascorsi almeno 48 anni (considerando che le nozze di Joffrey avvengono nel 300 d.C), in qualche modo intrappolato tra le radici dell’albero diga è condannato a vivere in eterno con tutta la conoscenza del mondo che letteralmente lo attraversa, sempre e contemporaneamente come la visione dell’Aleph di Borges.

Narra Borges:
Ogni cosa (il cristallo dello specchio, ad esempio) era infinite cose, poiché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America, vidi un’argentea ragnatela al centro d’una nera piramide, vidi un labirinto spezzato (era Londra), vidi infiniti occhi vicini che si fissavano in me come in uno specchio, vidi tutti gli specchi del pianeta e nessuno mi rifletté, (…) vidi convessi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia, vidi ad Inverness una donna che non dimenticherò, vidi la violenta chioma, l’altero corpo, vidi un tumore nel petto, (…) vidi tutte le formiche che esistono sulla terra, vidi un astrolabio persiano, vidi un cassetto della scrivania (..) vidi la circolazione del mio oscuro sangue, vidi il meccanismo dell’amore e la modificazione della morte, vidi l’Aleph, da tutti i punti, vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigini e piansi, poiché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo.
Beh, non so a voi ma a me questo passo ha ricordato tantissimo la visione che ha Bran quando viene portato in salvo da Meera, quella del "Burn them all!" insomma, l'Aleph provoca la stessa visione nel protagonista di Borges, una visione di tutto contemporaneamente, magnifica e terrificante allo stesso tempo.

Spiega lord Brynden a Bran:
“Il tempo è differente per un albero che per un uomo. Sole, terra e acqua: sono queste le cose che un albero-diga capisce, non giorni, anni e secoli. Per gli uomini, il tempo è un fiume. Siamo intrappolati nel suo flusso, corriamo dal passato al presente, sempre nella stessa direzione. La vita degli alberi è differente. Loro attecchiscono, crescono e muoiono in un solo posto e il fiume del tempo non li smuove. La quercia è la ghianda, la ghianda è la quercia. E l’albero-diga… mille anni umani per un albero-diga sono un attimo, e da queste porte tu e io possiamo scrutare nel passato.»” (...) “Un albero-diga vivrà per sempre, se lasciato indisturbato. Per loro le stagioni trascorrono in un battito d’ali di falena, passato, presente e futuro sono una cosa sola. E la tua vista non sarà limitata al tuo parco degli dèi. I cantori hanno scolpito degli occhi nei loro alberi del cuore per risvegliarli, e sono quelli i primi occhi che un nuovo essere verde impara a usare… Col tempo, però, vedrai ben al di là degli alberi stessi.”
Le visioni del protagonista Borges continueranno ad ossessionarlo per giorni fino alla distruzione dell'Aleph.
Corvo Brynden ce l'ha fatta a sfuggire alla condanna assicurandosi prima di avere un successore e lo stesso Bran desidererà porre fine alla sua vita e questo è il messaggio che passa al Night King: lo attrae a Winterfell e si mette in bella mostra allo scoperto nel parco degli dèi, quando il Night King arriva gli ordina di ucciderlo guardandolo prima in faccia e poi indugiando con lo sguardo sulla sua spada. Il Night King riceve il messaggio sorpreso e fa per obbedire quando arriva Arya e manda all'aria i piani del fratello.

Rimane un paradosso non chiarito (uno dei tanti): nell'episodio 8x2 viene spiegato che il Night King vuole la fine dell'umanità e per ottenerla vuole iniziare proprio con l'uccidere Bran che della storia dell'umanità è il custode. Dietro la volontà del Night King ci sarebbe Bran e il NK non sarebbe altro che uno strumento, questo farebbe di Bran il vero villain della storia
Di qui le teorie che si inseguono da anni sulla probabile identità Bran-NK: in una linea temporale parallela Bran-Corvo, per sfuggire alla condanna della conoscenza e dell'immortalità, sarebbe tornato indietro nel tempo, sempre più indietro per creare il Night King che nel futuro lo avrebbe ucciso.

Può essere Bran diventato così malvagio?
Sì e il perché lo troviamo di nuovo nelle pagine di Borges.

Ne "La scrittura del dio", uno dei racconti contenuti nella raccolta "L'Aleph", il protagonista Tzinacan riesce a decifrare la sentenza magica che dio avrebbe scritto nel primo giorno della creazione per scongiurare i mali che sarebbero accaduti alla fine dei tempi: una sentenza di quattordici parole, quaranta sillabe.
Decifrata la magica sentenza Tzinacan si rifiuta di pronunciarla
"È una formula di quattordici parole casuali (che sembrano casuali) e mi basterebbe pronunciarla ad alta voce per essere onnipotente. Mi basterebbe dirla per abolire questo carcere di pietra, perché il giorno invadesse la mia notte, per essere giovane e immortale, perché il giaguaro lacerasse Alvarado, per affondare il santo coltello in petti spagnoli, per ricostruire la piramide e l’impero. Quaranta sillabe; quattordici parole, e io, Tzinacàn, governerei le terre governate da Moctezuma. Ma so che mai dirò quelle parole, perché non mi ricordo più di Tzinacàn. Muoia con me il mistero che è scritto nelle tigri. Chi ha scorto l’universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell’uomo è lui. Quell’uomo è stato lui e ora non gl’importa più. Non gl’importa la sorte di quell’altro, non gl’importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno. Per questo non pronuncio la formula, per questo lascio che i giorni mi dimentichino, sdraiato nelle tenebre."
Chi ha la conoscenza di tutto e l'immortalità non ha più interesse nella vita, né nella sua né in quella degli altri, tutto gli diventa indifferente: sé stesso, i propri amici e familiari, la stessa umanità perde valore.
Il colloquio che Bran ha con Tyrion durante il banchetto che segue la vittoria della lunga notte Bran lo conferma: 
"Bran: non voglio più nulla, oramai
Tyrion: Ti invidio
Bran: Non dovresti invidiarmi"

Borges ci ricorda inoltre ne L'Immortale" che il fine ultimo di chi ha guadagnato la vita eterna è quello di perderla e per questo il protagonista del racconto si mette alla ricerca della fonte che lo libererà dall'immortalità
"Esiste un fiume le cui acque danno l'immortalità; in qualche regione vi sarà un altro fiume, le cui acque la tolgono. il numero dei fiumi non è infinito; un viaggiatore immortale che percorra il mondo finirà, un giorno, con l'aver bevuto da tutti. Ci proponemmo di scoprire quel fiume. (...) Tutto, tra i mortali, ha il valore dell'irrecuperabile e del causale. Tra gl'Immortali, invece, ogni atto (e ogni pensiero) è l'eco d'altri che nel passato lo precedettero, senza principio visibile, o il fedele presagio di altri che nel futuro lo ripeteranno fino alla vertigine. Non c'è cosa che non sia come perduta tra infaticabili specchi. Nulla può accadere una sola volta, nulla è preziosamente precario."
Nulla è preziosamente precario, nemmeno la vita dei propri cari, nemmeno l'umanità.

Ecco perché Bran deve essere ucciso: perché in ogni momento di questa linea temporale Bran potrebbe di nuovo viaggiare nel passato e ricreare un nemico che alla fine ponga fine al Bran nel futuro senza preoccuparsi di risparmiare il resto dell'umanità. Il desiderio che ha Bran di morire è talmente grande da offuscare qualunque altro sentimento.

A questo punto sorridano i fan di Jon Snow!!! Sorridano tutti quelli che hanno gridato allo scandalo quando hanno visto Arya uccidere il NK, sorridano coloro che sono stati presi da attacchi di panico al pensiero che Arya Stark potesse essere Azor Ahai, il guerriero destinato a salvare l'umanità:

Arya Stark non è Azor Ahai, non ha eliminato il vero nemico dell'umanità, solo il suo strumento.

In questo momento è rimasto un personaggio che ha una missione da compiere, anche se non sa quale perché ovviamente lui non sa mai niente, un personaggio riportato in vita dal signore della luce per uno scopo che ancora non ci è stato chiarito: Jon Snow.
Perché Bran non abbia semplicemente chiesto a qualcuno che passava lì a Grande Inverno di ucciderlo non è chiaro... forse semplicemente Bran non può essere ucciso da un essere umano vivente, ecco perché ha creato gli Estranei ed ecco perché solo Jon (che è morto, lo ricordiamo) può ucciderlo.
Teoria più, teoria meno... ormai quasi tutto ha senso.

Ok! 
Ma alla fine chi siederà sul trono di spade?
Nessuno. Anche questo potrebbe dircelo Borges, nel "Deutsches Requiem":
"Molte cose bisogna distruggere, per edificare il nuovo ordine (...) Che il cielo esista anche se il nostro luogo è l'inferno"
Il trono deve essere distrutto per costruire un nuovo mondo, le convenzioni devono essere sovvertite. Il raggiungimento di questo scopo richiederà sacrifici.
Di qui la definizione che Martin stesso diede del finale delle Cronache: un finale agrodolce.

A questo punto è anche possibile che il primo tentativo di uccidere Bran con la daga sia stato organizzato addirittura dallo stesso Bran, un Bran un po' impacciato, un po' Willie il Coyote che negli anni le ha tentate tutte per togliersi la vita... ma questa è un'altra storia.

giovedì 7 marzo 2019

George RR Martin - Fuoco e Sangue Parte Prima


Avvertenza: questa non recensione si divide in due parti: 
  • la prima riguarda il contenuto
  • la seconda il contenitore
E non si fanno sconti a nessuno, sarà un post moooooooooolto lungo, preparatevi!

IL CONTENUTO
Lo sapevamo!
Noi fan sapevamo che non sarebbe stato un libro WOW. Sapevamo bene che non avremmo trovato grandi rivelazioni e che l'opera era, in soldoni, una raccolta riveduta, riallestita e corretta degli appunti che Martin prendeva a mano a mano che la stesura delle Cronache (o del "Canto" a essere più corretti) si dilatava. Sapevamo già che si trattava solo della prima parte e che la seconda verrà pubblicata probabilmente nel 2019 (e quindi WoW nel 2020... se mai uscirà). Sapevamo che buona parte era stata già pubblicata ne La principessa e la Regina (LPELR), The Rogue prince e The sons of the Dragon nonché nel librone bellissimo di Garcia e Antonsson, però un pochino di più me lo aspettavo.
C'è, a dire il vero, un indizino piccino picciò molto succulento che riguarda tre uova di drago rubate e rivendute... ma è pochissimo!!!
Sei anni di attesa per tre uova!
E poi c'è il racconto!
Doug Wheatley
Perché se è vero che quasi tutti i fatti narrati sono ben noti ai fan è altresì vero che quello che è interessante in questa opera è come vengono proposti: il rivestimento narrativo.
Il punto chiave di tutti i romanzi legati alle cronache è quello del Punto di Vista o POV: tutte le storie sono narrate attraverso un narratore eterodiegetico a focalizzazione interna variabile ovvero il narratore è sempre esterno, la narrazione è sempre in terza persona ma le vicende sono narrate dal punto di vista dei diversi personaggi (cfr. teorie della narrazione di Derrida). Per la natura stessa dei personaggi il narratore è spesso anche inaffidabile (vedi lettera rosa di Bolton nel quinto libro).
E' ovvio che questo tipo di narrazione non può essere applicato a una storia dei re Targaryen (qui il termine Cronaca starebbe bene) vergata dall'arcimaestro della Cittadella Gyldayn.

Come si può dunque riprodurre l'inesattezza dell'autorità narrante? Semplice: affidando la narrazione a un arcimaestro che scrive decine/centinaia di anni dopo i fatti basandosi a volte su altri testi distanti a loro volta decine di anni dai fatti, a volte su testimonianze coeve che intendevano ingraziarsi il potere o su buffoni di corte, romanzi popolari o ballate pruriginose.

Il punto più alto di questa inaffidabilità si raggiunge, a mio avviso, nel momento in cui Gyldayn smentisce septon Barth sul sesso dei draghi. Infatti sebbene il lettore sappia molto bene che i draghi non hanno sesso o, se ce l'hanno, possono mutarlo dal maschile a femminile, Gyldayn lo nega palesandosi così, anche lui, fonte inaffidabile.

Il tutto poi è trascritto da Martin.


Ora Martin non è né un filologo né uno storico medievale ma piega deliziosamente le teorie dell'una e dell'altra disciplina ai suoi fini.

Perciò se c'è un motivo per leggere FeS è proprio il divertimento nella narrazione, non il narrato che, come ho detto sopra, non rappresenta una novità.

Viserys - Doug Wheatley
Un altro motivo per cui si dovrebbe leggere FeS è la Danza dei Draghi, qui espansa e narrata con più ampio respiro e più particolari rispetto a LPELR.
Sarò particolarmente suggestionabile io o bravo Martin ma le descrizioni della danza mettono davvero i brividi, il loro lottare in volo afondandosi artigli e denti l'un l'altro è terribile e sublime contemporaneamente.
I draghi sono sogni e qui ne viene narrata la morte.

Curiosità: se prima si poteva avere qualche dubbio sulle parzialità di Martin tra gli opposti durante la Danza qui i dubbi vengono tutti fugati. A cominciare dalle descrizioni delle reazioni agli eventi tra Aegon e Rhaenyra per poi continuare con l'epica contrapposizione tra i Bracken, fedeli ai Sette e ad Aegon, e i Blackwood fedeli agli Antichi Dèi e a Rhaenyra, la tendenza a parteggiare per la Delizia del Reame è palese.
Tuttavia...
Tuttavia Rhaenyra perde. E perde male.

Chiudo il commento sul contenuto con una preghiera a zio Martin: Caro George dacci di più! La pubblicazione è prevista per dopo la messa in onda del finale della serie percio... dacci di più! In attesa di Winds of Winter.

IL CONTENITORE
Passiamo ora alle note dolenti.
Dopo il mare di polemiche nella comunità GoT sui problemi di traduzione ci eravamo illusi che, con l'enorme crescita di pubblico di lettori, la Mondadori avrebbe dedicato più risorse e più cura all'edizione italiana di FeS.
Invece no!
Ci ha trattati letteralmente come cani affamati cui puoi gettare in pasto qualunque cosa a qualunque prezzo perché tanto se la divoreranno.
E' vero! Siamo cani affamati!
Ma i bastardi siete voi!
Doug Wheatley

Iniziamo con la traduzione? Scopiazzando pari pari da LPELR il traduttore non si è minimamente preoccupato di verificarne la traduzione tanto che, di nuovo, dobbiamo assistere a Daemon Targaryen che a NOVANTAQUATTRO anni, in lotta contro Aemond, salta in volo da un drago all'altro per uccidere il nemico.
In volo!
A novantaquattro anni!
Nine and forty significa quarantanove, non 94!
Ci sono erroretti e contraddizioni sparsi un po' qua e un po' là compresa la Terra dei Tumuli che diventa Terra delle Tombe. Non sono proprio la stessa cosa.

Inoltre, di nuovo, manca la prefazione: dopo otto libri pubblicati, 5 delle Cronache, una raccolta di racconti su Sir Duncan l'alto e LPELR oltre che il Megalibrone delle Cronache, mi aspetterei almeno una noticina introduttiva o una bibliografia, un investimento sul prodotto insomma, qualcosa che coccoli il lettori e gli faccia capire che è importante e che Martin è importante visto che oltretutto è stato insignito di vari premi Hugo e Nebula per la fantascienza. 
Lo vogliamo dire?
No, ancora trattano il fantasy come sottoletteratura. 
Nota dolente è anche proprio la qualità del prodotto: pessima!
Alcune righe si leggono male e sono stampate male. inoltre la copertina cartonata dopo una settimana di lettura è conciata malissimo, malissimo.

Ma il peggio del peggio è che mancano le illustrazioni.
Mancano le illustrazioni. Illustrazioni che invece ci sono nella versione originale. E lo stesso Martin, nei suoi post sui social e sul suo Not a Blog aveva annunciato la presenza di illustrazioni pazzesche (ve ne ho messe tre nel post)




Che cosa gli costava?
Ho pagato 27€ per avere una traduzione scialba, un libro di qualità scadente e per di più monco.

Trattati malissimo.
Lettori trattati malissimo.
Non meravigliatevi poi, cari editori, se poi c'è chi i libri se li scarica piratamente visto che il massimo che riuscite a fare è una traduzione con Google Translate.

sabato 17 febbraio 2018

George Martin - La Principessa e la Regina



Confesso di aver comprato il libro perché avevo un buono da spendere e ho letto solo il racconto di Martin, l'unico che mi interessi al momento.
Prometto di leggere anche gli altri in futuro anche se la forma del racconto non è la mia preferita. 
La storia narrata da Martin è quella relativa alla Danza dei Draghi ovvero la guerra civile nata dai problemi di successione a re Viserys I tra la primogenita della prima moglie Rhaenyra e il primogenito della seconda moglie Aegon.
Se vi aspettate la prosa dei libri del Trono di Spade rimarrete delusi e rimarrete delusi anche se vi aspettate qualcosa simile al Cavaliere dei sette regni: assomiglia di più a una cronaca di arcimaestro, la narrazione è più simile al librone delle Cronache e, è ormai risaputo, il racconto rientrerà ampliato nel progetto editoriale di Fire and Blood, ovvero il GRRMarillon, la storia di Westeros e dei Targaryen dall'origine fino alla Ribellione di Robert.
Se avete fame di draghi e di informazioni su di loro... anche in questo caso resterete delusi: non c'è nulla di più di una cronaca di attacchi e morti.
Al momento il racconto è superfluo in quanto le sue parti principali si ritrovano nel Librone delle Cronache perciò se ne state meditando l'acquisto siete in tempo per ripensarci: non ne vale la pena, il solo vero motivo per l'acquisto può essere l'astinenza da prosa di Martin ma allora tanto vale rileggersi i libri del Trono o esplorare la parte fantascientifica della produzione letteraria di Giorgione.

domenica 15 gennaio 2017

Il Trono di Spade - A volte c'è bisogno di una storia


A volte c'è bisogno di una storia, perché non di sola realtà può vivere l'uomo.

Per anni, quattro anni, le storie si erano limitate ad affacciarsi per un'oretta al giorno quando andava bene. Qualche telefilm, qualche lettura di articoli di riviste storiche, qualche approfondimento, per lo più storico, sempre veloce, su enciclopedie cartacee o online.
Prima di questo periodo di disintossicazione dalla lettura avevo inanellato una serie di libri sicuramente bellissimi, dottissimi, altissimi che mi aveva saturata, ero passata dall'Idiota di Dostoevskij a  un saggio sulla più bella giornata di Luigi XIV a Quenau.
Era diventato un leggere per leggere, per accumulare spunte, per spolverare il migliaio e passa di libri che compongono la mia libreria, non c'era quasi più piacere, gli autori non mi parlavano più come un tempo e davanti a me incombeva l'Arcipelago Gulag di Solženicyn come una minaccia, come un dovere.
Poi sono arrivate le bimbe e se ne è andata la concentrazione, quelle ore trascorse da sola con un libro e una buona musica nelle orecchie, silenzio attorno, casa pulita e in ordine, un gatto sulla pancia.
... End of games, era arrivato il caos.
Oppure il caos è stata la mia giustificazione: ero semplicemente intossicata dalle parole e non trovando qualcuno su cui riversarle per compartirne il peso ho lasciato che fossero argomenti più leggeri a prendere spazio nei miei pensieri. 
Cioè... non è che ti puoi mettere a parlare di epifanie proustiane al parco mentre tua figlia cerca di ammazzarsi da uno scivolo di due metri. E quando sei a casa e benefici di quei famosi cinque minuti di silenzio dedicandoti magari a depilarti le sopracciglia sai già che te la faranno pagare e che quando avrai finito mezza lettiera sarà finita a ostruire lo scarico della vasca da bagno (vita vera).

Caos o intossicazione che fosse sono trascorsi quattro anni senza un libro tra le mani.
Poi è arrivata una storia, sono arrivati dei personaggi. 
Un'amica di liceo mi consiglia di guardare un telefilm fantasy e io annuisco, faccio finta che la cosa mi interessi e che andrò immediatamente a guardarmelo.
Sì, sì, come no!

Fantasy?

Se non è Tolkien non vale la pena e Il Signore degli Anelli l'ho letto solo perché era Tolkien, per lo studio della linguistica, per l'interpretazione in chiave borghese contro il comunismo proletario, per ricercare le tracce del medioevo germanico e bla bla bla...
Mica perché mi piacciono le fatine!

Poi un giorno mi guardo la prima puntata...
poi la seconda... la terza...
Non resisto, vado su Amazon e carico il carrello con la pentalogia completa del Trono di Spade, qualche giorno dopo mio marito mi fa il regalo più bello da... anni: i sei CD della colonna sonora di Ramin Djawadi. 
In tre giorni arrivano i libri, leggo sempre, ovunque, è la prima cosa che faccio quando mi sveglio e l'ultima prima di addormentarmi, leggo in pausa pranzo, mentre cucino, mentre prendo un caffè al bar, mentre spingo il carrello dal supermercato alla macchina. Il collo emette strani rumori quando si muove, il coccige si appiattisce, ogni volume peserà circa un chilo, mi fanno male le dita nel tenerli in mano e la spalla perché me li porto sempre dietro nella borsa anche quando so che non riuscirò a leggere ma non importa: devono stare con me e anche quando sono chiusi so che sono lì e che potrei aprirli in qualunque momento. Mi sembra di essere tornata ai tempi del liceo quando leggevo sull'autobus da Veronetta alla succursale del Maffei attorcigliata a uno dei pali centrali.
Negli occhi le pagine. 
Pagine e parole in un alternarsi di bianco e nero, nelle orecchie fiati, archi, percussioni delle musiche di Djawadi e sulla pelle brividi... taaaaaanti brividi.

Mi sentivo come se avessi percorso chilometri per giorni sotto il sole senza bere e poi mi avessero porto una bottiglia d'acqua. Ho bevuto con avidità, come se non esistesse altro, mi sono ingozzata fino a farmi scoppiare lo stomaco.


In una settimana finisco di leggere il primo volume, in due mesi fagocito tutto: carta, parole, pensieri, personaggi, mappe, appunti, teorie, castelli, rocche, draghi, ghiaccio e fuoco.


Ma perché? 
Perché affascina tanto? Cosa c'è in questo prodotto di tanto irresistibile?

Se si guarda alla serie televisiva non gli si può fare nessun appunto: il prodotto è confezionato benissimo, ottima scelta degli attori e se guardato in lingua originale la potenza delle loro voci per lo più basse, l'armonia dell'accento BBC English e la definizione della dizione sottolineano a ogni passo il momento narrativo conferendo spessore. Gli ambienti sono minuziosamente ricreati in digitale sovrapposti a scenografie reali. La colonna sonora è... uno spettacolo, la diversità e l'armonia dei temi musicali proposti da Ramin Djawadi regge benissimo il confronto con compositori come Williams e Morricone.

Nel libro però non ci sono attori, non ci sono paesaggi, non c'è musica, tutto il merito risiede nella penna di Martin e mi sono chiesta quale, concretamente, fosse questo merito.

Ho letto molte critiche sul suo stile narrativo rozzo, sulla limitatezza del suo vocabolario e sulla ripetizione delle similitudini (tutto vero) ma non sono riuscita a trovare analisi che spiegassero perché la lettura delle Cronache risultasse così accattivante nonostante sia contenuta in cinque libroni enormi che solo a leggere il numero di pagine, 5000 circa, passa la voglia. Quella che posso dare è la mia spiegazione, dopo averci meditato per qualche tempo.

Nessuna parola è lasciata al caso, nessun paragrafo è trascurabile. Mi è capitato spesso di incontrare nelle opere di grandi autori ridondanza di aggettivi, avverbi, interminabili descrizioni laddove l'idea dell'autore era quella di donare al lettore un'immagine quanto più possibilmente realistica dell'ambiente in cui si muovono i personaggi (Zola ne sa qualcosa). Qui tutto è scarno, al lettore vengono fornite poche informazioni dal punto di vista descrittivo, l'intera narrazione viene retta dalle azioni, dai ricordi e soprattutto dai pensieri dei personaggi, punti di vista diversi descrivono la stessa azione, lo stesso avvenimento in modo da dare al lettore una conoscenza estesa dei fatti e di comprendere meglio la psicologia dei personaggi.
Questa assenza di orpelli rende ogni paragrafo, ogni parola fondamentale ai fini della comprensione degli avvenimenti, episodi, miti, racconti insignificanti, buttati a caso apparentemente per riempire dello spazio vengono recuperati successivamente cosicché il lettore si trova obbligato a non tralasciare nemmeno una riga.

La narrazione procede per punti di vista e lo stesso episodio può essere narrato da più attori svelando particolari diversi, rivelando i meccanismi emotivi dei personaggi che emergono come figure a tutto tondo, prendono forma, sostanza ed è questa la potenza dello stile narrativo di Martin che fa sentire i personaggi reali, palpabili quasi. Le azioni, anche le più contorte, trovano giustificazione nella comprensione della storia passata e della psicologia dei protagonisti.

La saga viene generalmente considerata appartenente al genere fantasy ma ne è molto lontana, per due ragioni fondamentali:
  • L'elemento fantasy è marginale, non risolve le situazioni come un deus ex machina e non le crea, semplicemente esiste, sta lì ed è coinvolto negli eventi senza però mutarli nella sostanza. Non è determinante nello svolgersi della storia: il centro della narrazione è il continente Westeros ove è quasi assente l'elemento fantastico e quando vi si trova arriva da altrove, dal passato, dal continente Essos o da oltre la barriera. Lontano dunque nel tempo e nello spazio.
  • La dicotomia bene/male tanto cara al genere è frantumata. Non esistono personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi (beh, uno cattivo cattivo in realtà c'è), non ci sono azioni totalmente giuste o ingiuste, i protagonisti non hanno necessariamente un lieto fine, sono eroi tragici che rievocano figure come Ettore e Achille, entrambi nel giusto, entrambi nel torto e si ha qualche difficoltà a prendere totalmente le parti dell'uno o dell'altro.
E' una nuova frontiera del realismo: il REALISMO di MARTIN.
Martin è riuscito a creare una struttura psicologica per decine di personaggi, un alveare mentale straordinariamente coerente e coeso in cui le celle si incastrano l'una con l'altra senza lasciare spazi, una struttura nella quale risaltano dapprima le caratteristiche della generazione dei padri ovvero la generazione che ha avuto parte attiva alla guerra scatenata dalla Ribellione di Robert e che dalla situazione di apparente stasi in cui l'opera inizia non vuole recedere. Ma quella stasi è solo una copertura per il caos che gradatamente e con forza e velocità sempre maggiori tende a riemergere perché nel momento in cui viene messa in dubbio l'autorità delle istituzioni con l'annientamento di Casa Targaryen crolla ogni certezza, ogni diritto, ogni valore. Ecco allora i figli della Ribellione pretendere il loro spazio nell'alveare di Martin in decine di micro romanzi di formazione ed è qui che i libri surclassano la Serie TV: nel numero di storie e personaggi, volutamente tagliati o accorpati nella serie (vedi Aegon Targaryen figlio di Raeghar o Jane Poole l'amica di Sansa), nelle innumerevoli sfaccettature di questi... penso a Sir Ilyn Payne o a Ed l'Addolorato che nei libri sono protagonisti di gustosissimi lazzi di shakespeariana memoria.
Lo stesso ritmo della narrazione aggiunge una carica realista, la contemporaneità, i flashback, le visioni, i racconti narrati dai personaggi si succedono con un tempismo cinematografico e sicuramente gli anni trascorsi a lavorare come sceneggiatore a Hollywood gli sono serviti parecchio. Ogni volta che il racconto di un personaggio termina si ha la tentazione di correre al prossimo capitolo dello stesso personaggio salvo poi arrendersi all'impostazione cronologica decisa da Martin e continuare la lettura così come decisa dall'autore che bastardamente decide di spezzare i libri 4 e 5 dedicando il 4 Il Banchetto dei Corvi soprattutto al continente Westeros e il 5 La Danza dei Draghi principalmente a Essos... E' l'apoteosi della suspance. E' qui che avviene la separazione tra serie TV e libri, si ha l'impressione che il mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco proceda su due universi paralleli e che la storia allo stesso finale vi giunga per vie differenti agganciandosi alla τύχη greca, la sorte ineluttabile già scritta in cui eventi diversi portano inesorabilmente allo stesso destino.

...

In attesa della settima stagione televisiva prevista nell'estate/autunno 2017 o del sesto libro della saga, Winds of Winter, previsto... boh, rimugino sugli aspetti che più mi hanno colpita della saga, salto da una teoria all'altra (quel Mance Rayder non mi convince... o forse mi convince troppo...) e schivo spoiler come Neo le pallottole in Matrix. Almeno altri due spunti mi frullano nella testa, questo post, iniziato mesi fa e lasciato decantare, è stato già diviso in due parti... forse avrei dovuto ricavarne una terza ma non me la sono sentita... con Martin ci rivedremo, spero, prima della settima stagione.