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domenica 30 dicembre 2018

Vacanze e catalogazione libresca

Book Collector
Fine dell'anno e ora di grandi pulizie.
Ultimamente mi sono arrivati per varie vie una valanga di libri, alcuni già letti, altri tutti da scoprire.
Non so come facciano gli altri ma sin da quando la mia biblioteca muoveva i primi passi tanta attenzione l'ho dedicata alla sistemazione e dislocazione dei libri.
Avevo iniziato a disporli per case editrici perché mi sembrava la soluzione più armonica, poi  è diventato ingestibile e li ho divisi tra letteratura, narrativa varia e saggistica. In seguito ho dovuto dividere la letteratura per lingua originale, poi per autore in ordine alfabetico e per opere in ordine di prima pubblicazione. La saggistica, invece, a mano a mano è stata divisa per soggetto (per quanto riguarda la critica letteraria) o per epoca (per i saggi di storia o arte).
Poi di nuovo dai libri di letteratura ho dovuto separare tutta la parte dedicata alla letteratura medievale cioè dai primi volgari precedenti all'anno Mille al 1500 circa e contemporaneamente dal settore di storia si sta adesso staccando la parte medievale perché le quantità iniziano a essere importanti e lo spazio non cresce di conseguenza.
Enciclopedie e collane tematiche invece restano separate.

Oltre alla passione per i libri come contenuto ho anche la passione di catalogarli, descriverli e annotare tutte le informazioni così ho iniziato con un quaderno ad anelli, quando la quantità di libri ha superato qualche centinaio ho ripiegato su di un foglio excel ma non era soddisfacente. Una folle estate caldissima, mentre da un lato inserivo tutta la biblioteca su Anobii, dall'altro mi misi a costruire un database personalizzato con maschere carine. 
Terminato il lavoro non ero ancora soddisfatta: troppe ancora erano le informazioni da inserire e il mio castello di reti e collegamenti minacciava ogni giorno di crollare finché un giorno non trovai Collectorz.com e non lo lasciai più.
Non è una promo: non ci becco un franco a farne la pubblicità, credo solo che magari può interessare ad altri con la mia stessa ansia da catalogazione.
Sul sito di Collectorz si trovano database per ogni tipo di collezionismo: fumetti, film, musica, giochi e, ovviamente libri. Si può scaricare la versione free che contiene fino a cento libri, se poi ci si trova bene (e ci si trova benissimo!), si paga una sola volta per la versione pro. 50€ per la versione a PC più, se si vuole, altri 15€ per avere l'app per cellulare o tablet.
Vi faccio fare un tour se volete, una buona presentazione è già presente sul sito qui.


Book Collector Ricerca per isbn

Per i libri relativamente recenti molto comodo è l'inserimento tramite ISBN, il database di Collectorz viene costantemente aggiornato con le nuove uscite e integrato dagli stessi utenti, inoltre molte informazioni le pesca direttamente da internet. E' raro che non si trovi il libro che cercate, in questo caso esiste sempre l'inserimento manuale.


Book Collector Visualizzazione a lista
Ci sono quattro visualizzazioni possibili, questa in alto a lista è per me la più funzionale e rapida: lo schermo si può dividere in due parti e può mostrare parte della lista e un'anteprima del libro selezionato .
Un'altra visualizzazione carina è quella a libreria qui in basso.
Book Collector Visualizzazione a libreria
Poi c'è anche la visualizzazione a flusso di copertine e a mini schede ma non sono altrettanto carine.
La cosa davvero figa di questo database è che è estremamente personalizzabile.
I dati che sono richiesti già di default sono tantissimi: da quelli base alle dimensioni del libro, alle informazioni sulla prima edizione, si possono aggiungere le proprie copertine, collegamenti internet esterni e collegamenti a file di ogni tipo: ebook, pdf, file audio, immagini... qualunque cosa perciò può essere un valido aiuto anche per chi legge in digitale.

Book Collector Maschera principale

Nel TAB Crediti e Personaggi si possono indicare tutti i collaboratori nel libro: dall'illustratore al traduttore, dal cyratore all'artista per la copertina e se volete aggiungere altri campi si può. Addirittura c'è la possibilità di creare una lista dei Personaggi, io non lo faccio perché sarebbe infinita ma per chi sta iniziando adesso potrebbe essere un'idea.

Al TAB Il TAB Contenuti è invece specifico per i libri di miscellanea o per le raccolte di racconti in modo da recuperare immediatamente tutte le informazioni.
Nel TAB Traccia e Note invece si può scrivere la trama del libro, ricopiare la quarta di copertina e aggiungere note personali di lettura.

Book Collector Maschera informazioni personali
Indispensabile per me è il campo Collocazione della maschera delle informazioni personali: in questo caso I misteri di Parigi di Eugène Sue è collocato nel reparto letteratura francese sotto la lettera S di Sue. Di Sue possiedo una sola opera ma di altri autori di cui possiedo molte opere torna molto comodo indicare nella collocazione anche l'anno di prima stesura così in biblioteca sarà sempre tutto ordinato secondo l'ordine di pubblicazione (per le opere postume invece ricorro alla data di stesura)

Book Collector Maschera copertine
Le stesse copertine si possono aggiungere da file su computer o si possono cercare su internet.

Dateci un occhiata se volete: la versione free da 100 libri è scaricabile gratuitamente, io non posso farne a meno: i libri sono tantini e alcuni sono ormai talmente lontano dagli occhi che rischio di dimenticarmene senza oppure rischio di non trovarli quando li cerco.
Con il sistema della catalogazione unica ho risolto parecchi dei problemi dovuti all'accumulazione.

sabato 29 dicembre 2018

Giro in libreria


- Ciao, sono Maria Vittoria, ho trentatroppi anni e non posso entrare in libreria!
- Ciao Maria Vittoria!

Giornata splendida oggi, ne ho approfittato per fare un giro in centro a Fano alla ricerca di Nabokov.
Ne giro due, in una non sanno nemmeno chi sia, nella seconda mi dicono - Ah! Adelphi, non ce l'ho, se ne prendo di quelli ne tengo uno poi se lo vendo via, non lo riordino. -
Un'aria di sufficienza da fare imbufalire Ghandi. Me ne sono andata.

Entro alla Mondadori in piazza, non ci mettevo piede da un anno per il totale disinteresse dei gestori nei confronti dei libri e dei lettori. L'ultima volta avevo telefonato per chiedere di mettermi da parte un libro, quando sono andata per ritirarlo non si trovava, spaesata tra centinaia di libri novità superpatinati presenti al piano terra osai chiedere dove fossero i classici, la commessa mi rispose che non ne avevano, quindi mi incamminai al piano superiore per controllare e ovviamente li trovai lì ad aspettarmi, in ordine assolutamente casuale, come se non avessero idea di come gestirli. Non dovevo comprare nulla oltre a quello ordinato e non trovato ma trovai Lo cunto de li cunti di Basile e Anabasi di Senofonte e decisi di salvarli, non era posto per loro, quello!

La gestione è cambiata e si vede!
Chiedo il libro e in due secondi mi dice piano e scaffale in cui trovarlo, lo raggiungo e trovo tutti i classici e la saggistica deliziosamente allineati e ordinati in una di quelle disposizioni armoniche che ti consentono, cercando un autore, di scoprirne altri altrettanto interessanti. Un vero balsamo per l'anima del lettore, un supplizio per il portafogli.
Mi reco alla cassa con tre libri per bottino: 
- Lezioni di Letteratura di Nabokov, scopo dell'incursione, 
- Finzioni di Borges e 
- l'Avvelenatrice di Dumas che cercavo da tempo e non ero riuscita a trovare.
Non ho resistito! Le ho dovuto fare i complimenti per la nuova gestione, per la disposizione dei libri e per la scelta dei titoli, ero in estasi!
Le ho detto che avrei avvisato immediatamente il gruppo di lettura dell'Isola al che mi dice che per tutti gli aderenti a gruppi di lettura è destinato uno sconto del 10% 😍😍😍
E...
Ci offre la possibilità di incontrarci da lei, anche la sera, in un'area dedicata che è una robina deliziosa, con tè e caffè e io non vedo l'ora!
Non vedo l'ora!

mercoledì 26 dicembre 2018

Profezie e visioni del Merlino di Monmouth



AVVERTENZA:
Questo non è un libro sulla vita di Mago Merlino, non è un libro su re Artù né sulla Tavola Rotonda né sul sul Graal.
Non è un fantasy, non è un libro alla Stargate scienza di confine, non è Nostradamus.
Detto questo, se siete curiosi di sapere cosa sia possiamo continuare.
Il brevissimo testo qui descritto è un libro di storia simbolico, oscuro, enigmatico.
Scritto intorno al 1135, Goffredo di Monmouth in una lettera dedicatoria che apre le Profezie dice di averle trovate in un vetustissimus liber mentre lavorava al suo Historia Regum Britanniae ovvero Storia delle gesta dei re di Britannia e di averlo tradotto dal britannico al latino.
Sarà vero?
Questo è il primo enigma.

Anonymous, C15th
Original MS held by Lambeth Palace Library
MS 6 folio 43v
Personalmente non ci credo: l'espediente del libro trovato e "messo in belle lettere" è molto frequente in letteratura: se ne servì Voltaire, Manzoni inoltre, spiega Adlfo Morganti nell'introduzione, tutt'ora gli eruditi si interrogano circa la natura e la reale esistenza di questa fonte originale andato perduto.
Fatto sta che grazie a questo espediente Monmouth ebbe la possibilità di mostrare al suo pubblico le sue qualità di letterato fantasioso.

Il libro si apre con Vortigern e merlino spettatori di una lotta tra draghi: uno bianco che simboleggia i Sassoni e uno rosso che simboleggia i Britanni.
"Allora Merlino scoppiando in lacrime, raccolse l'ispirazione della profezia e disse..."
Inizia qui la profezia che profezia non è, infatti Monmouth, che scrive nel 1135, descrive fatti avvenuti nei secoli precedenti: dal V al XII secolo ma lo fa in modo talmente oscuro e criptico che se sono profezie per Merlino che visse nel V secolo, per gli studiosi restano indovinelli ed enigmi in quanto tutt'ora è in piedi un dibattito per ricondurre ogni profezia al fatto storico corretto.

Merlin reads his prophecies to King Vortigern.
British Library MS Cotton Claudius B VII f.224
Geoffrey of Monmouth's Prophetiae Merlini
Fermo restando che i Bianchi sono i Sassoni e i rossi sono i Britanni tutto il resto, anche per noi lettori appassionati di storia inglese, può essere visto come un indovinello.
Non facile!
Devo confessare che dopo la lettura di questo libricino non vedo l'ora di prendere in mano la Storia drammatica d'Inghilterra di Costain per ripercorrere passo passo ogni visione.

POLLICE SU: Nonostante la natura popolare del libro il testo è corredato da una buona introduzione dello stesso traduttore, una buona bibliografia per approfondire l'argomento e una gran quantità di note esplicative.

POLLICE GIU': Le note sono in fondo al testo, le preferirei a piè di pagina per non dover continuamente saltare da un punto all'altro. Inoltre manca il testo originale a fronte, considerando che è un libretto di cinquanta pagine e che il testo originale è ormai fuori copyright, la scelta di mettere l'originale latino a fronte avrebbe aggiunto quel qualcosa in più che me lo avrebbe reso più gradevole.

DA LEGGERE?
Secondo me sì se siete appassionati di storia inglese e di storia medievale, se siete appassionati di enigmi e se disponete di un buon testo di storia inglese medievale accanto da consultare.
No se cercate La spada nella roccia.

sabato 24 febbraio 2018

Jane Austen: Amore e Amicizia - Meglio di Zelig

Jane Austen: Amore e amicizia

Devo aver tenuto questo libro da parte per davvero tanti anni prima di decidermi a leggerlo. In realtà mi rendo conto adesso che non ricordo affatto come questo libro sia arrivato nella mia biblioteca il che è davvero strano perché per ogni libro, o quasi, riesco a ricordare la città in cui è stato acquistato, il periodo, se non proprio l'anno, a volte riesco a ricordare il meteo del giorno o il mio umore... in genere quando adotto un nuovo libro l'umore è sempre alto.

Amore e Amicizia della Austen invece me lo sono ritrovato tra gli scaffali e mi guardava da anni, lo prendevo tra le mani, iniziavo a sfogliarlo ma ogni volta mi sentivo come può sentirsi chi si ritrova tra le mani il diario della madre da giovane (o della zia in questo caso): indiscreta, a disagio, a metà tra il colpevole e il voyeur, un'impicciona insomma. 
Poi la curiosità ha prevalso e una sera ho iniziato a leggere

Si tratta di racconti inediti, scritti giovanili non destinati alla pubblicazione dati in pasto al pubblico senza uno straccio di introduzione, come una pietanza fredda da buttar giù "sta' zitt e magna!". Eppure ci sarebbero tante domande e curiosità che non vengono soddisfatte e che bisogna appagare altrove...
Dei dieci scritti racchiusi in questo breve volume sei sono in forma epistolare. Perché proprio questa forma? La stessa forma epistolare la ritroviamo nel racconto Lady Susan pubblicato postumo, perché le opere pubblicate sono tutte sotto forma di romanzo? Quando ha smesso di scrivere lettere e iniziato a scrivere romanzi?
Che studi faceva Jane Austen? Quali studi di storia o di letteratura? Tra questi scritti vengono citati il Werther di Goethe, il Cardinale Wolsey, consigliere all'epoca di Enrico VIII, vendono citati Sheridan e Villiers, drammaturghi inglesi rispettivamente di Settecento e Seicento, una breve nota a pie' di pagina ci dice che Sheridan era uno degli autori portati in scena in casa Austen ma non ci dice i temi delle rappresentazioni e sarebbe proprio questa la parte di maggior interesse visto che in tutta la sua produzione la Austen ricalca, mettendoli alla berlina, proprio i temi del pathos, del sentimentalismo e del perbenismo descritti da Sheridan.
Nello scritto sulla storia d'Inghilterra si fa ovviamente riferimento alla religione, chi ha un minimo di conoscenza della storia d'Inghilterra sa che non si può prescindere dal tema religioso. Che educazione aveva la Austen in materia di religione?
E più in generale come era l'educazione delle giovani donne a fine Settecento?
A tutte queste domande il lettore curioso deve trovare risposta altrove. Peccato

Nonostante la mancanza di introduzione però il libretto risulta godibilissimo, soprattutto i primi tre scritti: i due racconti epistolari "Amore e Amicizia" e "Lesley Castle" e "La Storia d'Inghilterra" 

Amore e Amicizia

Il racconto epistolare rivela nella quindicenne Jane Austen un umorismo degno dei migliori sketch televisivi. Rivisita tutti gli stereotipi letterari dell'epoca infarciti di pathos, esotismo, fughe rocambolesche e riconoscimento di parenti perduti da tempo svelandone i paradossi e le esagerazioni. Persino nelle raccomandazioni non riesce a trattenere l'umorismo:
"Guardatevi, Laura mia (diceva spesso) Guardatevi dalle insulse Vanità e dalle vane dissolutezze della Capitale dell'Inghilterra; Guardatevi dagli insensati Lussi di Bath e dal fetido pesce di Southampton."

L'Esotismo
Terza lettera: "Mio Padre era originario dell'Irlanda e viveva del Galles; mia Madre era la Figlia naturale di un Pari di Scozia e di una ballerina italiana dell'Opera - io sono nata in Spagna e sono stata educata in un Convento in Francia."
In tre righe si apre e chiude il giro dell'Europa, nessuna di queste informazioni sarà rilevante ai fini della storia ma il solo fatto di metterli denota un'attenzione nei confronti della narrativa dell'epoca infarcita di personaggi esotici.

Il Pathos
La Quinta lettera è la madre di tutte le scene da telenoveas poi riprese in chiave comica dal trio Lopez Marchesini Solenghi in molti spettacoli teatrali. Chi ha visto il trio in tv o in teatro e legge questo libro non può assolutamente rimanere impassibile, alla mente torna il volto di Anna Marchesini che dice "suonano alla porta... chi sarà?" e lì è davvero difficile trattenere la risata. Per rinfrescare la memoria date un'occhiata qui.


E pathos alla fine del Settecento significa soprattutto svenimenti. Le donne svengono di continuo, rigorosamente sul sofà, passando velocemente dal pathos al patetico.
Mai avevo visto una Scena così affettuosa come quella dell'incontro tra Edward e Augustus. "Vita mia! Anima mia!" (esclamò il primo). "Angelo mio adorato!" (replicò il secondo) mentre si slanciavano l'uno nelle braccia dell'altro. - Era troppo commovente per i sentimenti miei e di Sophia - Svenimmo a turno sul Sofà.
E bisogna essere davvero rigorosi nella scelta del luogo dove svenire perché se per caso capita di farlo in strada le conseguenze potrebbero essere tragiche.

Fughe rocambolesche
Per tutto il racconto ritorna il tema del matrimonio combinato, disprezzato per principio più che per necessità come si intuisce dalle parole del nobile Lindsay:
"No, mai esclamai. Lady Dorothea è deliziosa e attraente; non pongo nessun'altra donna al di sopra di lei; ma sappiate signore, che disprezzo l'idea di sposarla per compiacere i vostri desideri. No! Non sia mai detto che io mi pieghi a mio Padre."
Questa opposizione al matrimonio combinato porterà a una serie di sciagure, fughe, smarrimenti e ritrovamenti di parenti lungo il cammino. I protagonisti sono sempre in movimento da un punto all'altro alla ricerca di una stabilità che nessuno può offrire.

Ipocrisia, bigottismo e pregiudizi sono qui portati all'estremo, i valori sono totalmente ribaltati: sir Edward è una persona orribile perché russa e perciò in grado di commettere qualsiasi nefandezza, Laura e Sofia rubano a Macdonald ma dato che questi è giudicato da loro persona cattiva non si possono biasimare, i due giovani Philander e Gustavus lasciano le madri morire di fame e vengono considerati "amabili giovani". C'è un'ironia che a tratti ricorda don Chisciotte, a tratti Gargantua regalando al lettore pagine di pura goduria.

Lesley castle

Molto simile al precedente racconto epistolare nella forma e nel soggetto, nello svelare le ipocrisie e il ribaltamento dei valori della letteratura contemporanea. Il racconto è un susseguirsi di pettegolezzi, malignità e idiozie.
Questo scritto riesce a raggiungere lo zero comico assoluto di livello tafazziano
Hervey era stato disarcionato da cavallo, si era fratturato il cranio ed era stato dichiarato in imminente pericolo di vita dal chirurgo.
"Buon Dio! (ho detto) ma dici sul serio? Perché in nome del cielo che ne sarà di tutte le cibarie! Non riusciremo mai a mangiarle prima che si guastino. Comunque, chiederemo al chirurgo di darci una mano -. Con il filetto posso farcela da sola; la mamma mangerà la minestra, e tu e il dottore dovrete finire il resto."
...
Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare era iniziare immediatamente a mangiarle, e di conseguenza ci siamo fatte portare il prosciutto freddo e il pollame, e abbiamo immediatamente dato il via al nostro progetto di smaltimento con grande alacrità.
E di lì si susseguiranno fino alla fine del racconto riferimenti al cibo e alla necessità impellente di mangiare tutto quello che era stato preparato per il banchetto di nozze, impresa assai ardua.

La storia d'Inghilterra dal regno di Enrico IV alla morte di Carlo I

L'intento è chiaro e ribadito più volte: 
Di uno Storico parziale, prevenuto e ignorante schierato dalla parte degli Stuart e degli York si accanisce ovviamente contro Tudor e Lancaster.
Enrico V
L'unico pregio di un Tudor (Enrico VIII) viene riportato così:
Nulla può dirsi in sua discolpa, se non che l'abolizione degli Edifici Religiosi e il loro abbandono al rovinoso saccheggio del tempo è stato qualcosa di infinitamente utile al paesaggio Inglese nel suo complesso, il che è stato probabilmente il motivo principale per cui lo fece, altrimenti perché un Uomo che non aveva Religione si sarebbe preso la briga di abolirne una che da Secoli era radicata nel Regno?
Enrico IV
Per il resto dei Tudor solo critiche
Riguardo Enrico VI (Lancaster)
Immagino sappiate tutto circa le Guerre tra lui e il Duca di York che era dalla parte della ragione; se non lo sapete, avreste fatto meglio a leggere qualche altro trattato di storia, poiché non mi dilungherò molto su queste cose, che intendo usare solo per sfogare il mio astio contro, e mostrare il mio odio per tutti coloro le cui fazioni o idee non si adattino alle mie, e non per fornire informazioni.
e ancora
Il motivo principale per cui ho intrapreso questa Storia dell'Inghilterra era di dimostrare l'innocenza della Regina di Scozia, il che mi lusingo di aver fatto in modo efficace, e di maltrattare Elisabetta, anche se non sono del tutto soddisfatta in merito a quest'ultima parte del progetto.

Trovo molto carino inoltre che nel manoscritto vi siano 13 medaglioni ad acquerello per 13 monarchi, manca Edoardo V di cui Jane dice 
Elisabetta I
Questo sfortunato Principe visse così poco che nessuno ebbe il tempo di fare il suo ritratto
e la cosa curiosa è che sono ritratti in abiti settecenteschi cosicché Elisabetta I ricorda l'immagine a noi tramandata di Maria Antonietta, Enrico IV ricorda Luigi XVII ed Enrico V Napoleone.

Insomma, il libro è un piccolo capolavoro di ironia e arguzia, piccolo assaggio di quanto si ritrova nei romanzi pubblicati.

Devo essere sincera: dopo aver letto gli inediti del Verga e di Kafka avevo paura di ritrovarmi di fronte all'ennesima delusione e sono rimasta piacevolmente stupita dalla freschezza e leggerezza di una giovanissima Austen, un po' acerba forse ma decisamente divertente.

sabato 10 febbraio 2018

Arthur Miller: Uno sguardo dal ponte - Di fronte a una questione morale

Arthur Miller: Uno sguardo dal ponte

Sono sempre più convinta che le opere teatrali vadano viste e non lette. 
Il problema è che molte non vengono più portate in scena perciò la lettura è tutto ciò che ci rimane. 
E' una tragedia dalle tinte fosche, aleggia per tutta l'opera questa sensazione di morte e sconfitta che ricorda a tratti la tragedia greca per questa sensazione di tragico imminente. I protagonisti sono segnati sin dalle prime battute dal loro destino, la gioventù esuberante che si scontra con la rassegnazione e la possessività degli adulti, il desiderio di evadere e il desiderio di trattenere. Sembra di vederli sul palco, la traduzione rende tutta la tipicità di una lingua bastarda ia immigrati e la tensione cresce a ogni scena sommando gelosia, desiderio, possessione e accuse di omosessualità lanciate come una maledizione. Tra tutti la vera vittima è Marco che ha rinunciato a tutto per un brandello di speranza e che tutto perde a causa delle colpe di altri.
E alla fine un magone...

Siamo nel 1967. Siamo nella casa di immigrati italiani a New York. Gente che lavora duro, operai, scaricatori di porto con nomi italiani e appellativi inglesi. Hanno il permesso di soggiorno, Catherine è nata in America, frequenta l'ultimo anno di scuola e ha appena ricevuto una proposta di lavoro, Eddie fa l'operaio ed è riuscito a mettere da parte abbastanza denaro per ospitare due cugini della moglie Beatrice: Marco e Rodolfo. 
Clandestini.
I cugini vivono nell'appartamento neanche troppo nascosti in realtà: la mattina escono a cercare lavoro al porto, lavorano a giornata trattenendo qualche soldo per le spese personali e mandando il resto a casa dalla famiglia se c'è, altrimenti si va a teatro, si cerca di vivere un po' di quella vita americana che è un sogno per chi arriva da tanto lontano.
La vita americana è un sogno sì, un sogno perché in America c'è lavoro e Rodolfo non tornerebbe in Italia nemmeno con palate di soldi perché in Italia il lavoro non c'è

"RODOLFO: Ma che significa essere americano, scusa? Ma cosa credi, che nun li avemo puro in Italia i grattacieli, la luce elettrica? i stradi? le automobili?
'O lavoro nun avemo. Io vogghio diventare americano pi lavurari. Chista è l'unica meraviia 'cca: 'o lavuru!"

Sono trascorsi cinquanta anni dalla prima rappresentazione, i giovani italiani ormai non vanno più in America per fare gli operai o gli scaricatori di porto, ci vanno in vacanza o con una borsa di studio, il sogno è adesso di fare il ricercatore o di aprire una start-up o un ristorante. 
Altri vengono in Italia per fare i braccianti, i muratori, pagati due soldi e un calcio in culo, caricati sui furgoni di notte, portati nei campi tutto il giorno e riportati al punto di raccolta di sera. Quando va proprio bene lavorano in fabbrica, di nascosto anche lì e con i soldi dati in mano a fine giornata. Se poi all'ingresso della fabbrica arriva la pula c'è uno speciale bottone che la centralinista sa di dover premere e quando succede via! tutti a fuggir per campi. Almeno così funzionava dieci anni fa nella fabbrica del Nord-Est in cui ho lavorato qualche tempo come centralinista e sospetto funzioni ancora così lì e in molti altri posti.

Pensavo che pena per Marco! Per il suo sogno infranto! Beccato e arrestato. Dopo un breve processo verrà rispedito in Italia e non si sa se riuscirà a mantenere la sua famiglia... una moglie... tre figli.
Marco e Rodolfo li sento vicini, riesco a condividere il loro dramma...

Riuscirei a condividere lo stesso dramma se invece di Marco e Rodolfo si chiamassero Joussouf e Agim?

Onestamente non lo so.

Ed ecco che un semplice libretto sgraffignato di nascosto nella libreria di mia suocera mi pone di fronte a una questione morale. Non ero partita da qui quando ho iniziato, volevo probabilmente parlare di quanto sia difficile leggere un'opera teatrale e comprenderla fino in fondo e invece mi ritrovo a parlare di immigrazione, sogni, integrazione...
Vado per curiosità a cercare immagini su "Uno sguardo dal ponte", raffino la ricerca su "teatro" e trovo la locandina con il volto di Sebastiano Somma per il teatro o Raf Vallone per il cinema e mi chiedo se sia stata portata in scena la stessa pièce in Italia con attori di colore di recente.
Ma in Italia ci sono attori di colore? c'è uno Joussouf che fa tournée di teatro? Un Agim in tv?
Negli Stati uniti nel 1967 c'erano già Frank Sinatra e Dean Martin, in Italia sta muovendo i primi convincenti passi Ermal Meta perciò forse non siamo tanto lontani da un'idea di integrazione che coinvolga non solo il mondo del lavoro ma anche quello dell'arte. Forse non siamo tanto lontani dal vedere a teatro Uno sguardo dal ponte in cui i protagonisti si chiamino Joussouf e Agim. Meglio, molto meglio questo piuttosto che una Carmen che ammazza Escamillo in nome della lotta contro la violenza sulle donne.
Forse non siamo lontani... mi chiedo come reagiremo.

domenica 10 dicembre 2017

Leggende del Palazzo del Governatore - Du' paaaaalle!

Ho come l’impressione di dover scrivere qualcosa di positivo su questa raccolta di racconti.

Non ci riesco.

Non nego che il fatto che si tratti di racconti non mi aiuta a trarne maggior piacere poiché ho un problema relazionale grosso con le opere brevi: non mi prendono, non mi acchiappano, non riesco a entrare. Al di sotto delle 150 – 200 pagine non riesco a entrare e dunque non riesco ad apprezzarli. Purtroppo buona parte della letteratura statunitense dell’Ottocento e del primo Novecento è costituita da opere brevi, penso a Henry James, a Poe e ovviamente Hawthorne.

Ora questo libro si è infilato nel carrello di Amazon mentre stavo sfruttando un copioso buono; portato a casa lo ho iniziato dopo qualche mese per intervallare altre letture più impegnative e per tutto il tempo della lettura continuavo a chiedermi “Quanto manca?????!!”

Ricapitolando i punti a sfavore in partenza:
- È un racconto
- È una raccolta di racconti brevissimi
- Tratta di fatti e persone di cui so molto molto poco e di cui in realtà mi importa assai meno
- L’autore è un puritano

Dunque queste le motivazioni che già a libro chiuso rendevano non invitante la lettura. A libro aperto ne ho trovate altre.

Old State House di Boston
sede del governo coloniale britannico dal 1713 al 1776
Insomma per me è meh!

Non dirò che queste leggende siano scontate sebbene i topos si possano ritrovare già nella letteratura gotica inglese a partire dalla metà del Settecento: il capo di vestiario maledetto (o benedetto), il ritratto ammonitore, la presenza infestante di qualche governante, sono temi che si ritrovano piacevolmente, rassicuranti quasi.

Quello che invece è proprio insopportabile è la pedanteria dell’autore. Pesantissimo!

Non solo è pedante ma è talmente didascalico da togliere tutto il piacere della lettura. Si prenda come esempio il passo tratto da “Il mantello di Lady Eleanore”: “La maledizione del cielo mi ha colpito, ché io mi sono rifiutata di chiamare l’uomo fratello, la donna sorella. Io mi sono avvolta nell’ORGOGLIO come in un MANTO”. Non solo l’autore toglie tutto il mistero alla metafora del mantello ma per essere ben sicuro di farsi capire dal lettore lo scrive pure in stampatello cosa che lascia trasparire a mio avviso una certa insicurezza, come una paura di non riuscire a essere sufficientemente bravo a far capire al lettore cosa ci sia dietro alla metafora del mantello.

Dunque pedante, didascalico e infine pesantemente moralista quando parlando della vecchia Esther Dudley scrive “Voi avete conservato come il più prezioso dei tesori tutto ciò che il tempo ha privato d’ogni valore: principi, sentimenti, atteggiamenti, costumi, regole di vita, che le nuove generazioni hanno gettato in un canto”. Grazie Nathaniel, ci mancava l’ennesima lezioncina di morale stile romanzo francese settecentesco.

Interessante sarebbe esplorare la concezione della donna che traspare da questi quattro racconti, argomento che dovrebbe essere approfondito con la lettura delle opere principali dell’autore come La Lettera Scarlatta e La Casa dei sette abbaini, letture che non sono davvero sicura di voler intraprendere perciò l’analisi approfondita la lascio volentieri a qualcun altro.

Tralasciando la figura della donna colpevole de Il Mantello negli altri tre racconti emerge la figura della donna saggia, intuitiva e moralmente lodevole: nella Mascherata è Miss Joliffe a svelare provocatoriamente il significato della processione: “se io fossi una ribelle (…) potrei immaginare che i fantasmi di questi governatori del passato fossero stati evocati per prendere parte al corteo funebre del potere regale nella Nuova Inghilterra”. Come detto precedentemente a proposito delle parole di Lady Eleanore anche qui Hawthorne svela la metafora togliendo ogni piacere al lettore. Non si fa, non si fa, non si fa!

Massacro di Boston,
inciso da Paul Revere 
Nel racconto del ritratto invece è Miss Vane che ci fa intuire il significato di quel dipinto così malmesso che tuttavia resta appeso in una delle sale del Palazzo del Governatore. Oltretutto, giusto per non farsi mancare nulla sotto il profilo dei clichés mi piace sottolineare come vengono descritti il dipinto e Miss Vane. Il dipinto: “un vecchio pezzo di tela annerito… dalla superficie nera e impenetrabile”, Miss Alice Vane: “Vestita tutta di bianco, una creatura pallida ed evanescente”, ci manca solo che Hawthorne sottolinei quanto siano in contrasto per completare la pedanteria. Miss Vane: “Quando chi governa non avverte il peso delle proprie responsabilità, non è male che qualcosa ricordi loro il significato che può avere la maledizione di un popolo”.

E a quanto pare Hawthorne non riteneva male neppure le continue spiegazioni dell’autore al lettore che personalmente trovo sgradevoli e noiose: non si può dire tutto al lettore: se scrivi per metafore, e le opere goticheggianti sono costellate tutte da ampie metafore, devi lasciare al lettore il piacere di comprenderle da solo, lasciarlo cullare nell’illusione di essere tra i pochi privilegiati che possono comprendere i significati nascosti nelle opere. Per questo piacciono libri come Il Codice Da Vinci: perché danno al lettore l’impressione di scrivere per un ristretto pubblico di iniziati, per questo invece viene detestato Il Pendolo di Foucault: perché è davvero scritto per un ristretto pubblico di iniziati.

sabato 9 dicembre 2017

I Longobardi di Diacono: trova la Provvidenza



La Storia dei Longobardi è costellata di richiami alla divina Provvidenza che si manifesta attraverso il popolo Longobardo come popolo eletto.

L'intera storia dei Longobardi può essere vista come allegoria della Provvidenza che per volere divino trasforma l'Italia da mediterranea a europea liberando anche il Papa dalla servitù temporale di Bisanzio per renderlo, in quanto vicario di Cristo in terra, strumento anch'egli della Provvidenza cosicché l'epopea dei Longobardi volgerà al termine quando un altro popolo si farà interprete della volontà divina grazie al Papa: i Franchi di Carlo Magno.

Il bigottismo di Diacono si rivela subito, sin dal racconto della battaglia con i Vandali che, vuole la leggenda della “Origo gentis Langobardorum”, fu decisa dall’intervento del dio Wotan: “Così Godan diede la vittoria ai Winili. Tutto ciò è degno di riso e da non considerare. Infatti la vittoria non viene attribuita alla forza degli uomini, ma è un dono del cielo.”

Cerco allora altri indizi di volere divino, un po’ come fosse un gioco sulla Settimana Enigmistica.

I Longobardi entrarono in Italia il lunedì di Pasqua. Mi sembra uno stratagemma abbastanza indicativo delle intenzioni dell’autore per sottolineare la sacralità di questo avvenimento.

Muore Papa beato Gregorio e Diacono narra che l’inverno fu assai rigido, le viti morirono, “era giusto che il mondo soffrisse”. Diacono scrive spesso di eventi come pestilenze e carestie ma qui per la prima volta sottolinea il collegamento con le vicende umane, la seconda volta sarà quando il monotelismo verrà condannato: “in quell’ora caddero fra il popolo ragnatele tanto grandi che tutti si stupirono; questo significò che il sudiciume della malvagità eretica era stato debellato.”

Croce di Agilulfo
Quando Grimoaldo usurpa il trono Pertarito, legittimo re, fugge e Diacono così ne parla: “Così Dio onnipotente con misericordiosa disposizione strappò un innocente alla morte e salvò dal commettere un’offesa un re che di cuore desiderava fare il bene” e poi, quando Pertarito si trova già in mare tra le Gallie e il regno dei Sassoni: “Già in alto mare, una voce fu sentita chiedere dalla spiaggia se Pertarito fosse su quella nave. Quando gli fu risposto che Pertarito era sulla nave, colui che gridava aggiunse: “Ditegli di tornare nella sua patria perché oggi è il terzo giorno che Grimoaldo è morto”. Udito ciò, Pertarito subito tornò indietro, raggiunse la riva senza tuttavia trovare la persona che gli aveva annunciato la morte di Grimoaldo; per questo ritenne che non fosse stato un uomo ma un messaggero divino.”

Allo stesso modo la volontà divina sembra manifestarsi nella giovinezza di Liutprando: a suo fratello Sigiprando verranno cavati gli occhi ma Liutprando verrà risparmiato e mandato in esilio con il padre “Non ci sono dubbi che ciò avvenne per volontà di Dio che lo preparava così al governo del regno”. Liutprando sarà l’ultimo re dei Longobardi di cui narrerà Diacono, l’ultimo grande re longobardo espressione della volontà divina che in seguito si manifesterà nelle opere dei re franchi.

E a sottolineare il tutto si ricordano le parole che Diacono mette in bocca a un eremita interrogato dall’imperatore Costantino: “Il popolo dei Longobardi non può essere vinto da nessuno perché una regina, venuta da un’altra terra, ha costruito sul suolo longobardo la basilica del beato Giovanni Battista e per questo il beato Giovanni intercede continuamente per la gente longobarda. Verrà il tempo in cui questo tempio sarà disprezzato e allora questo popolo perirà”.

Infine il disegno divino si manifesta nella storia dei Franchi: “In quel tempo nelle Gallie, poiché i re dei Franchi stavano degenerando dalla consueta forza e saggezza, coloro che sembravano essere più eminenti nel palazzo reale cominciarono ad amministrare il potere per il re e a comportarsi secondo il costume dei re; infatti era stato disposto dal cielo che alla loro progenie passasse il regno dei Franchi”. E’ così che Diacono predice il declino della dinastia dei Merovingi e l’ascesa dei Carolingi, La giustificazione di tale ascesa, che altri avrebbero narrato come usurpazione, rientra nel piano divino che vorrà poi l’Italia e la cristianità salvata da Carlo Magno, nipote di quel Carlo Martello che alla morte di Teodorico IV (merovingio) prese il potere nelle Gallie, il Carlo Martello salvatore della cristianità a Poitiers.

Con Liutprando il regno Longobardo giungerà all’apogeo e inizierà la sua caduta. Venuto a conoscenza dell’attacco dei Saraceni alla Sardegna re Liutprando mandò a prendere le spoglie di Sant’Agostino per ricomporle a Pavia dove tutt’ora si trovano. Nel frattempo Carlo Martello si era appena impossessato del trono dei Franchi e mandò il figlio Pipino da Liutprando affinché lo legittimasse con il rito dell’adozione simbolica.

Contemporaneamente dalla Spagna i Saraceni attaccano l’Aquitania e Carlo Martello invoca l’aiuto dell’amico longobardo Liutprando che accorre in Provenza e sbaraglia il nemico.

Carlo Martello e Liutprando saranno i salvatori della cristianità di fronte alla minaccia pagana venuta dal Mediterraneo ed è a mio parere proprio qui, in questo momento della legittimazione di Pipino attraverso Liutprando e nell’alleanza Liutprando/Carlo Martello che si verifica il passaggio della linfa della Provvidenza dal popolo longobardo a quello franco cosicché a essere ricordato per sempre nei libri di storia e nelle ballate come salvatore della cristianità sarà solo Carlo: la storia sembra essersi dimenticata di quel re longobardo che legittimò i carolingi, salvò sante spoglie e sbarrò la strada ai Saraceni.

Carlo Martello
In quel momento il progetto divino sembra eleggere un nuovo campione. La forza e l’innovazione del popolo longobardo risiedeva nel multiculturalismo e nel valore inalienabile di libertà che divenne con il tempo spinta autonomista dei vari ducati nel momento in cui non vi erano ormai più nemici da combattere sul suolo italiano portando velocemente il regno alla rovina. Se fosse stato altrimenti forse oggi la ballata di de André e Villaggio celebrerebbe un altro eroe e un’altra battaglia…


Liutprando tornava dalla guerra 
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del Sire vincitor.

Ritmicamente ci sarebbe stata pure bene 😺😺😺

La figura della donna longobarda in Paolo Diacono

Teodolinda sposa Agilulfo - Duomo di Monza - affresco Zavattari 1444
 E’ interessante esplorare l’importanza che la donna riveste all’interno del popolo longobardo attraverso la narrazione che ne fa Paolo Diacono, fondamentali infatti appaiono le figure femminili in più aspetti della storia di questo popolo per la funzione sacrale di collegamento con il divino, cattolico o pagano che sia, per l’apporto determinante nella cristianizzazione e nella romanizzazione e come strumento di legittimazione per i sovrani, come se in loro scorresse la linfa divina della Provvidenza. Bisogna infatti ricordare durante la lettura di tutta la Storia dei Longobardi di Diacono che l’autore legge nella storia del popolo longobardo un disegno della divina Provvidenza e così si devono vedere i singoli episodi e l’intera opera: manifestazioni della volontà divina nel mondo.

Il mito dell’origine dei Longobardi ha inizio con una donna: Gambara, madre di Aio e Ibor, insieme i tre intraprendono il viaggio. Diacono la descrive “acuta d’ingegno e provvida di consigli; nei momenti dubbi essi confidavano nel suo consiglio” ed è proprio lei, dei tre, a rivestire un ruolo fondamentale nella genesi del mito: quando infatti i Winili (originario nome dei Longobardi) si scontreranno con i Vandali sarà Gambara a chiedere e ottenere l’aiuto della dea Frea affinché interceda per loro con il marito Wotan e doni loro la vittoria. Questo episodio viene usualmente utilizzato per spiegare l’etimologia del nome Longobardi ma potrebbe anche spiegare il passaggio dei Longobardi dalla devozione a Frea/Freya, dea della fertilità a Wotan/Odino, dio dell’esercito e della guerra, passaggio che sarebbe stato in questo caso determinato da una donna: Gambara. Del resto, come si legge nell’opera di Diacono, saranno le donne a operare e velocizzare il cambiamento religioso dall’arianesimo al cattolicesimo.

Un altro episodio emblematico della funzione sacrale della donna come strumento della Provvidenza derivante dalla germanicità dei Longobardi si legge nel racconto che Diacono fa del viaggio di ritorno del suo avo Lopichis dalla prigionia in terra degli Avari all’Italia. Proprio quando è arrivato in terra italiana viene soccorso, sfamato e protetto da una donna assai anziana che gli indica infine la via da percorrere per tornare a casa.

La figura femminile principale della Storia è senza dubbio quella di Teodolinda, discendente dell’antica e nobile stirpe dei Leti, cattolica; di lei sappiamo che ebbe frequenti scambi epistolari con Papa Gregorio Magno e che impresse una forte accelerazione al processo di cattolicizzazione dei Longobardi infatti Adaloaldo, il figlio che Teodolinda ebbe da Agilulfo, fu il primo sovrano longobardo battezzato e fu battezzato nella basilica di San Giovanni a Monza, fatta edificare proprio dalla regina. Paolo Diacono descrive la basilica con queste parole in una conversazione tra l’imperatore bizantino Costante e un eremita: “Il popolo dei Longobardi non può essere vinto da nessuno perché una regina, venuta da un’altra terra, ha costruito sul suolo longobardo la basilica del beato Giovanni Battista e per questo il beato Giovanni intercede continuamente per la gente longobarda. Verrà il tempo in cui questo tempio sarà disprezzato e allora quel popolo perirà”.

Resta ora da affrontare l’argomento dell’importanza della donna nella legittimazione della sovranità.
Inizio da Wacone, re longobardo tra il 510 e il 540. Wacone usurpò il trono al cugino Idilchi. Per i Longobardi più importante della discendenza e del sangue reale era l’onore delle armi perciò, Wacone, avendo sconfitto Idilchi sul campo, poteva considerarsi al sicuro sul trono, tuttavia, per sottolineare la sua legittimità, prese in moglie tre donne figlie di sovrani esteri: una dal popolo dei Gepidi, una dai Turingi e una dagli Eruli un po’ come a voler dire: “Non sono re per nascita e sangue, mi sposo la figlia di un re e vengo automaticamente legittimato”.

Autari, re dal 584 al 590 divenne re per elezione dell’assemblea dei duchi e dei guerrieri ma per rafforzare le pretese di legittimità sposò Teodolinda, discendente di Wacone (vedi schema delle dinastie longobarde qui).

Teodolinda nelle
Cronache di Norimberga
Morto Autari la tradizione vuole che poiché Teodolinda era molto accetta ai Longobardi le permisero di mantenere il ruolo di regina invitandola a scegliersi uno sposo degno di poter governare il regno insieme a lei e Teodolinda scelse Agilulfo, cognato di Autari, che venne poi elevato al potere dall’assemblea dei Longobardi.

Personalmente fatico a credere pienamente a questa storia e come me anche qualche storico ha i suoi dubbi tanto da considerare la morte di Autari, probabilmente per avvelenamento, un assassinio. Mi viene più semplice pensare che Agilulfo, per diventare re, “convinse” Teodolinda a sposarlo.

Un destino molto simile ebbe la figlia di Teodolinda e Agilulfo Gundeperga, suo fratello morì, probabilmente avvelenato e l’assemblea dei duchi elesse l’ariano Arioaldo, Gundeperga gli fu data in moglie e, alla morte di Arioaldo, fu fatta sposare con il successore Rotari (quello dell’Editto).

Nonostante questi passaggi matrimoniali Teodolinda e Gundeperga non devono aver avuto una vita troppo terribile, sorte peggiore capitò sicuramente a Teodorada e Aurona, rispettivamente moglie e figlia di Ansprando, sconfitto sul campo da Ariperto che a seguito di ciò divenne re dei longobardi. Fuggito Ansprando, Teodorada e la figlia Aurona vennero catturate e mutilate con il taglio di naso e orecchie. A parte l’aspetto macabro della vicenda bisogna sottolineare che la mutilazione era una pratica bizantina per privare i pretendenti al trono dell’integrità fisica, indispensabile per regnare. Questa mutilazione potrebbe indicare quanto Ariperto temesse la regina e sua figlia e quanto anche le donne potessero costituire un ostacolo per le sue pretese al trono anche se Paolo Diacono la giustifica come punizione perché «si vantava con ambizione femminea che sarebbe diventata regina, fu deturpata nella bellezza del viso.»

Sull’importanza della donna nel mondo longobardo non abbiamo a disposizione altre fonti dirette per questo gli esempi che si possono riportare sono pochi ma Diacono pare metterli ben in evidenza

sabato 2 dicembre 2017

Storia dei Longobardi - Jorg Jarnut

Corona_ferrea,_monza Da: G. Pischel, ''Storia Universale dell'Arte'', Vol. 1, Mondadori, Verona 1966

Iniziato con questo libro l'intrippamento storico medievale 2017 che vede un programma di lettura abbastanza tosto ma fattibile per comprendere meglio l'evoluzione della letteratura romanza dal 1100 circa fino all'apoteosi rinascimentale che si concluderà con lo studio dell'Orlando Furioso con le sue "dame, i cavallier, l'arme, gli amori".
Perché fare questo? Sfida personale, percorso di lettura studiato per non annoiarmi, perché ne avevo voglia. La lista delle opere nel programma di lettura si trova qui ed è in costante aggiornamento.

Da dove cominciare però?

Quale poteva essere considerato il punto di rottura tra la storia classica mediterranea e quella moderna europea?

Lo spunto mi venne dalla notizia dell'inaugurazione, a Pavia, di una mostra sui Longobardi. Sapevo pochissimo di questo popolo, reminiscenze di studi superficiali, così approfondii un poco e mi decisi a iniziare da qui il cammino, proprio da un popolo che in realtà non lasciò tracce scritte, non produsse letteratura se non in latino, ma che impresse una svolta drastica alla storia d'Italia: a partire dall'arrivo dei Longobardi nella nostra penisola il lunedì di Pasqua del 568 d.C. e per i due secoli che li videro protagonisti nel nostro Paese i cambiamenti etnici, sociali ed economici furono così importanti che a mio giudizio si può far risalire a questo popolo l'inizio del Medioevo italiano.

Due sono le caratteristiche principali degne di nota:

  • Dopo un periodo di migrazione che affonda le sue radici nel mito per cause e scopi i Longobardi si stanziano in Italia e si tratta di una migrazione totale di guerrieri, famiglie, schiavi e bestiame che si fanno strada dal Nord Europa "riempiendo" i vuoti lasciati da altri popoli fino a giungere in Italia devastata dalla Guerra Gotica per stanziarvicisi definitivamente. Si può infatti dire che lo Stato longobardo nasca e muoia in Italia in due secoli, dal 568 al 774 d.C.
  • Continuamente, a seguito di spostamenti e battaglie, venivano arruolati schiavi che combattendo acquistavano la libertà per sé e per la propria discendenza così da caratterizzare il popolo longobardo di un profondo multiculturalismo che ne è stato al contempo forza motrice e rovina. 

Il saggio si dipana agilmente in 137 pagine, estremamente maneggevole dunque e di scorrevole lettura, la fonte principale è naturalmente la Historia Longobardorum di Paolo Diacono, epurata dalle infinite seppur preziosissime digressioni di cui è costituito che dilatano parecchio la narrazione. Altre fonti rilevanti sono il Libri Historiarum di Gregorio di Tours soprattutto per la parte relativa alle migrazioni e agli incontri/scontri con le altre popolazioni in Europa, il De Bello Gothico di Procopio di Cesarea riguardo i primi anni di insediamento in Italia) e il Liber Pontificalis, citato in modo assai ricorrente a partire dal regno di Liutprando a testimonianza di come e quanto la storia dei Longobardi si sia legata a quella della nascita dello Stato della Chiesa.


Si può dire infatti che proprio la presenza dei Longobardi in Italia, relegati i Bizantini a scarsissima influenza, sia stata di fondamentale importanza per l'autonomia di Roma e del Papa che sempre più divenne autorità riconosciuta in Europa al di sopra degli stessi sovrani, garante degli equilibri tra stati nonché potenza creatrice di re d'Europa o, nel caso dei Longobardi, distruttrice di re.

La storia dei Longobardi è un susseguirsi di colpi di scena e cambi di alleanze che hanno come scopo il mantenimento dell'unità del regno longobardo da una parte e la realizzazione di autonomie delle sue provincie dall'altra in un periodo storico in cui l'influenza di Bisanzio in Europa sta velocemente scemando, grazie soprattutto ai Longobardi che ne conquistano i territori, e due future potenze stanno nascendo:

  • la Repubblica Cristiana, così Gregorio Magno chiama il futuro stato della Chiesa in una lettera a Teodolinda moglie di Autari e Agiulfo
  • il regno dei Franchi di Carlo Magno

Sarà proprio Carlo Magno, chiamato da Papa Adriano I a porre fine al Regno dei Longobardi assumendo da allora il titolo di Rex Francorum et Langobardorum.


Ritornando alla descrizione del saggio di Jarnut, l'autore ha redatto un'opera davvero completa mettendo a confronto diverse fonti: quella longobarda per eccellenza di Paolo Diacono dalla quale prende le maggiori informazioni nonché la struttura dell'opera, quella papale e fonti franche, soppesa attentamente gli scritti degli uni e degli altri cercando e trovando un equilibrio sufficientemente realistico.
Come la Historia Langobardorum di Paolo Diacono si struttura in sei capitoli arrivando fino alla conquista di Carlo Magno che Diacono però non racconta poiché la sua narrazione si ferma all'apoteosi del regno longobardo con Liutprando. In ognuno dei sei capitoli, dopo una narrazione scorrevole delle vicende storiche, vengono analizzati aspetti importanti della cultura Longobarda e la sua evoluzione: il passaggio da popolazione di guerrieri in marcia a regno strutturato, da insieme di popoli con religioni diverse a stato cattolico, dalla tradizione prevalentemente orale dei miti delle origini e delle leggi all'elaborazione di un codice di leggi e di almeno due opere storiche sul popolo dei longobardi: quella di Paolo Diacono e la Historiola de Langobardorum Gestis di Secondo di Non, consigliere spirituale e politico della regina Teodolinda, che rappresenta la fonte primaria dello stesso Diacono fino alla storia de secolo VII e poi ancora analisi della progressiva romanicizzazione dei Longobardi.

Per approfondire il parallelo tra Diacono e Jarnut può essere utile questo specchietto, soprattutto per comprendere la differente importanza data dai due autori ai diversi capitoli della storia dei Longobardi.


Decisamente un testo ben fatto.
Cosa manca per essere perfetto? 
- Una lista dei sovrani longobardi (che però si può ritrovare su Wikipedia qui): ci sono momenti in cui si inizia a far fatica nel ricostruire i legami di parentela, soprattutto nella seconda metà del VII secolo.
In fondo al testo una follia: il tentativo di ricostruire la lista dei sovrani con relative figlianze e matrimoni da Ibor e Aio a Desiderio 😱😱😱. Alla fine viene riportato tra i figli di Desiderio anche Ermengarda, data in sposa a Carlo Magno e da lui ripudiata in seguito al cambio delle alleanze. Il nome Ermengarda è quello che ha consegnato alla storia il Manzoni, altri la citano come Desideria, in realtà quel matrimonio fu cancellato dalla storia e così il nome della donna.
- Un indice dei nomi che renda immediata la ricerca
- Una cartina che riassuma il tragitto del popolo longobardo dalla Scania all'Italia.