Visualizzazione post con etichetta I luoghi della lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I luoghi della lettura. Mostra tutti i post

domenica 15 gennaio 2017

Il Trono di Spade - A volte c'è bisogno di una storia


A volte c'è bisogno di una storia, perché non di sola realtà può vivere l'uomo.

Per anni, quattro anni, le storie si erano limitate ad affacciarsi per un'oretta al giorno quando andava bene. Qualche telefilm, qualche lettura di articoli di riviste storiche, qualche approfondimento, per lo più storico, sempre veloce, su enciclopedie cartacee o online.
Prima di questo periodo di disintossicazione dalla lettura avevo inanellato una serie di libri sicuramente bellissimi, dottissimi, altissimi che mi aveva saturata, ero passata dall'Idiota di Dostoevskij a  un saggio sulla più bella giornata di Luigi XIV a Quenau.
Era diventato un leggere per leggere, per accumulare spunte, per spolverare il migliaio e passa di libri che compongono la mia libreria, non c'era quasi più piacere, gli autori non mi parlavano più come un tempo e davanti a me incombeva l'Arcipelago Gulag di Solženicyn come una minaccia, come un dovere.
Poi sono arrivate le bimbe e se ne è andata la concentrazione, quelle ore trascorse da sola con un libro e una buona musica nelle orecchie, silenzio attorno, casa pulita e in ordine, un gatto sulla pancia.
... End of games, era arrivato il caos.
Oppure il caos è stata la mia giustificazione: ero semplicemente intossicata dalle parole e non trovando qualcuno su cui riversarle per compartirne il peso ho lasciato che fossero argomenti più leggeri a prendere spazio nei miei pensieri. 
Cioè... non è che ti puoi mettere a parlare di epifanie proustiane al parco mentre tua figlia cerca di ammazzarsi da uno scivolo di due metri. E quando sei a casa e benefici di quei famosi cinque minuti di silenzio dedicandoti magari a depilarti le sopracciglia sai già che te la faranno pagare e che quando avrai finito mezza lettiera sarà finita a ostruire lo scarico della vasca da bagno (vita vera).

Caos o intossicazione che fosse sono trascorsi quattro anni senza un libro tra le mani.
Poi è arrivata una storia, sono arrivati dei personaggi. 
Un'amica di liceo mi consiglia di guardare un telefilm fantasy e io annuisco, faccio finta che la cosa mi interessi e che andrò immediatamente a guardarmelo.
Sì, sì, come no!

Fantasy?

Se non è Tolkien non vale la pena e Il Signore degli Anelli l'ho letto solo perché era Tolkien, per lo studio della linguistica, per l'interpretazione in chiave borghese contro il comunismo proletario, per ricercare le tracce del medioevo germanico e bla bla bla...
Mica perché mi piacciono le fatine!

Poi un giorno mi guardo la prima puntata...
poi la seconda... la terza...
Non resisto, vado su Amazon e carico il carrello con la pentalogia completa del Trono di Spade, qualche giorno dopo mio marito mi fa il regalo più bello da... anni: i sei CD della colonna sonora di Ramin Djawadi. 
In tre giorni arrivano i libri, leggo sempre, ovunque, è la prima cosa che faccio quando mi sveglio e l'ultima prima di addormentarmi, leggo in pausa pranzo, mentre cucino, mentre prendo un caffè al bar, mentre spingo il carrello dal supermercato alla macchina. Il collo emette strani rumori quando si muove, il coccige si appiattisce, ogni volume peserà circa un chilo, mi fanno male le dita nel tenerli in mano e la spalla perché me li porto sempre dietro nella borsa anche quando so che non riuscirò a leggere ma non importa: devono stare con me e anche quando sono chiusi so che sono lì e che potrei aprirli in qualunque momento. Mi sembra di essere tornata ai tempi del liceo quando leggevo sull'autobus da Veronetta alla succursale del Maffei attorcigliata a uno dei pali centrali.
Negli occhi le pagine. 
Pagine e parole in un alternarsi di bianco e nero, nelle orecchie fiati, archi, percussioni delle musiche di Djawadi e sulla pelle brividi... taaaaaanti brividi.

Mi sentivo come se avessi percorso chilometri per giorni sotto il sole senza bere e poi mi avessero porto una bottiglia d'acqua. Ho bevuto con avidità, come se non esistesse altro, mi sono ingozzata fino a farmi scoppiare lo stomaco.


In una settimana finisco di leggere il primo volume, in due mesi fagocito tutto: carta, parole, pensieri, personaggi, mappe, appunti, teorie, castelli, rocche, draghi, ghiaccio e fuoco.


Ma perché? 
Perché affascina tanto? Cosa c'è in questo prodotto di tanto irresistibile?

Se si guarda alla serie televisiva non gli si può fare nessun appunto: il prodotto è confezionato benissimo, ottima scelta degli attori e se guardato in lingua originale la potenza delle loro voci per lo più basse, l'armonia dell'accento BBC English e la definizione della dizione sottolineano a ogni passo il momento narrativo conferendo spessore. Gli ambienti sono minuziosamente ricreati in digitale sovrapposti a scenografie reali. La colonna sonora è... uno spettacolo, la diversità e l'armonia dei temi musicali proposti da Ramin Djawadi regge benissimo il confronto con compositori come Williams e Morricone.

Nel libro però non ci sono attori, non ci sono paesaggi, non c'è musica, tutto il merito risiede nella penna di Martin e mi sono chiesta quale, concretamente, fosse questo merito.

Ho letto molte critiche sul suo stile narrativo rozzo, sulla limitatezza del suo vocabolario e sulla ripetizione delle similitudini (tutto vero) ma non sono riuscita a trovare analisi che spiegassero perché la lettura delle Cronache risultasse così accattivante nonostante sia contenuta in cinque libroni enormi che solo a leggere il numero di pagine, 5000 circa, passa la voglia. Quella che posso dare è la mia spiegazione, dopo averci meditato per qualche tempo.

Nessuna parola è lasciata al caso, nessun paragrafo è trascurabile. Mi è capitato spesso di incontrare nelle opere di grandi autori ridondanza di aggettivi, avverbi, interminabili descrizioni laddove l'idea dell'autore era quella di donare al lettore un'immagine quanto più possibilmente realistica dell'ambiente in cui si muovono i personaggi (Zola ne sa qualcosa). Qui tutto è scarno, al lettore vengono fornite poche informazioni dal punto di vista descrittivo, l'intera narrazione viene retta dalle azioni, dai ricordi e soprattutto dai pensieri dei personaggi, punti di vista diversi descrivono la stessa azione, lo stesso avvenimento in modo da dare al lettore una conoscenza estesa dei fatti e di comprendere meglio la psicologia dei personaggi.
Questa assenza di orpelli rende ogni paragrafo, ogni parola fondamentale ai fini della comprensione degli avvenimenti, episodi, miti, racconti insignificanti, buttati a caso apparentemente per riempire dello spazio vengono recuperati successivamente cosicché il lettore si trova obbligato a non tralasciare nemmeno una riga.

La narrazione procede per punti di vista e lo stesso episodio può essere narrato da più attori svelando particolari diversi, rivelando i meccanismi emotivi dei personaggi che emergono come figure a tutto tondo, prendono forma, sostanza ed è questa la potenza dello stile narrativo di Martin che fa sentire i personaggi reali, palpabili quasi. Le azioni, anche le più contorte, trovano giustificazione nella comprensione della storia passata e della psicologia dei protagonisti.

La saga viene generalmente considerata appartenente al genere fantasy ma ne è molto lontana, per due ragioni fondamentali:
  • L'elemento fantasy è marginale, non risolve le situazioni come un deus ex machina e non le crea, semplicemente esiste, sta lì ed è coinvolto negli eventi senza però mutarli nella sostanza. Non è determinante nello svolgersi della storia: il centro della narrazione è il continente Westeros ove è quasi assente l'elemento fantastico e quando vi si trova arriva da altrove, dal passato, dal continente Essos o da oltre la barriera. Lontano dunque nel tempo e nello spazio.
  • La dicotomia bene/male tanto cara al genere è frantumata. Non esistono personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi (beh, uno cattivo cattivo in realtà c'è), non ci sono azioni totalmente giuste o ingiuste, i protagonisti non hanno necessariamente un lieto fine, sono eroi tragici che rievocano figure come Ettore e Achille, entrambi nel giusto, entrambi nel torto e si ha qualche difficoltà a prendere totalmente le parti dell'uno o dell'altro.
E' una nuova frontiera del realismo: il REALISMO di MARTIN.
Martin è riuscito a creare una struttura psicologica per decine di personaggi, un alveare mentale straordinariamente coerente e coeso in cui le celle si incastrano l'una con l'altra senza lasciare spazi, una struttura nella quale risaltano dapprima le caratteristiche della generazione dei padri ovvero la generazione che ha avuto parte attiva alla guerra scatenata dalla Ribellione di Robert e che dalla situazione di apparente stasi in cui l'opera inizia non vuole recedere. Ma quella stasi è solo una copertura per il caos che gradatamente e con forza e velocità sempre maggiori tende a riemergere perché nel momento in cui viene messa in dubbio l'autorità delle istituzioni con l'annientamento di Casa Targaryen crolla ogni certezza, ogni diritto, ogni valore. Ecco allora i figli della Ribellione pretendere il loro spazio nell'alveare di Martin in decine di micro romanzi di formazione ed è qui che i libri surclassano la Serie TV: nel numero di storie e personaggi, volutamente tagliati o accorpati nella serie (vedi Aegon Targaryen figlio di Raeghar o Jane Poole l'amica di Sansa), nelle innumerevoli sfaccettature di questi... penso a Sir Ilyn Payne o a Ed l'Addolorato che nei libri sono protagonisti di gustosissimi lazzi di shakespeariana memoria.
Lo stesso ritmo della narrazione aggiunge una carica realista, la contemporaneità, i flashback, le visioni, i racconti narrati dai personaggi si succedono con un tempismo cinematografico e sicuramente gli anni trascorsi a lavorare come sceneggiatore a Hollywood gli sono serviti parecchio. Ogni volta che il racconto di un personaggio termina si ha la tentazione di correre al prossimo capitolo dello stesso personaggio salvo poi arrendersi all'impostazione cronologica decisa da Martin e continuare la lettura così come decisa dall'autore che bastardamente decide di spezzare i libri 4 e 5 dedicando il 4 Il Banchetto dei Corvi soprattutto al continente Westeros e il 5 La Danza dei Draghi principalmente a Essos... E' l'apoteosi della suspance. E' qui che avviene la separazione tra serie TV e libri, si ha l'impressione che il mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco proceda su due universi paralleli e che la storia allo stesso finale vi giunga per vie differenti agganciandosi alla τύχη greca, la sorte ineluttabile già scritta in cui eventi diversi portano inesorabilmente allo stesso destino.

...

In attesa della settima stagione televisiva prevista nell'estate/autunno 2017 o del sesto libro della saga, Winds of Winter, previsto... boh, rimugino sugli aspetti che più mi hanno colpita della saga, salto da una teoria all'altra (quel Mance Rayder non mi convince... o forse mi convince troppo...) e schivo spoiler come Neo le pallottole in Matrix. Almeno altri due spunti mi frullano nella testa, questo post, iniziato mesi fa e lasciato decantare, è stato già diviso in due parti... forse avrei dovuto ricavarne una terza ma non me la sono sentita... con Martin ci rivedremo, spero, prima della settima stagione.

venerdì 2 dicembre 2016

Un tuffo in libreria - a volte è meglio non sapere



Qualche giorno fa sono entrata in libreria per fare un regalo, erano anni che non ci mettevo piede per un fioretto autoimposto, un misto di sadomasochismo intellettuale e ristrettezze economiche. L'ultima volta che ero entrata in una libreria era circa quattro anni prima.
All'ingresso le idee erano chiare: entrare, chiedere, confermare l'acquisto e mentre la commessa faceva il pacchetto curiosare tra gli scaffali.
Il tempo era pochissimo, trenta minuti per fare tutto quindi la possibilità di cadere in tentazione era pressoché nulla. Avevo già ripreso da qualche mese a comprare nuovi libri online (una storia che racconterò in un altro post) ma un conto è andarli a cercare a uno a uno su Amazon a colpo sicuro, un altro è trovarsi nel paese di Bengodi....
Dunque entro, chiedo, passo alla fase 2 del mio piano e... 

Dove cazzo sono finiti i libri??? 

E per libri non intendo quegli oggetti composti da carta scritta rilegati in copertine accattivanti ma I LIBRI, i Classici, Balzac, Shakespeare, Manzoni... dove sono finiti tutti?
L'ingresso era rimasto quello di sempre e l'ho saltato a piè pari, già sapevo che vi avrei trovato solo junk-books; l'obiettivo era il reparto appena dietro, quello dei classici, tutti carini e ordinati alfabeticamente per autore, con le loro costine nere per i Classici e Classici Storia, rosse per i Classici Moderni Mondadori, i Classici Blu della Bur, i tascabili bianchi Einaudi, i grigi, verdi e rossi Garzanti dalle copertine semplici e discrete e i piccoli Adelphi, così bellini, così silenziosi...

Niente!

Tra gli scaffali si affacciavano timidi un po' di Feltrinelli sottili, Baricco, Benni, Allende... qualche Einaudi qua e là, Eco in bella vista che fa sempre la sua porca figura, un Fowles, due Alice Munro, il tutto in massimo quattro metri quadrati di scaffale, tutto attorno era invece un fiorire di letture mediocri racchiuse in sovracopertine ammiccanti e chiassose che riportavano foto di bellissimi protagonisti hollywoodiani in copertina.
Mi è tornata alla memoria La Storia Infinita di Ende, il Nulla che cinge d'assedio la torre d'avorio e come la torre d'avorio dell'imperatrice bambina forse un giorno anche questo piccolo scaffale verrà distrutto... nel migliore dei casi traslocato.
Lo sguardo si dirige un metro più a sinistra: in un angolino largo trenta centimetri riposano gli Adelfi, piccoli, semplici, discreti. Borges mi strizza l'occhio e così fa Giambattista Basile nell'edizione Arcadia eBook. Solo quando li prendo in mano per sfogliarli realizzo che sono... sigillati.

Sigillati???

Ma che è? un peep show? Guardare e non toccare? Se ti piace la copertina e  le quattro righe riportate in quarta bene altrimenti ti fotti. Come fai a scegliere tra diverse edizioni se non le puoi sfogliare? Se non puoi vedere chi ha scritto la prefazione, l'introduzione, la presenza o meno di un apparato note... come fai a decidere? E nel caso di un saggio come fai a comprarlo a scatola chiusa se non puoi vedere neanche l'indice?
Ma davvero allora è meglio comprare online! Almeno in molti casi hai la possibilità di sfogliare l'anteprima su Google Books e leggere le recensioni.
Giuro che non mi era mai capitato di vedere  libri sigillati in libreria. Ho avuto come l'impressione che non si dovessero rovinare... magari per poterli restituire senza danno al distributore... tanto chi vuoi che li compri
Prendo Lo Cunto de li Cunti (a scatola chiusa s'intende), lo poso accanto alla cassa e finalmente trovo il coraggio di chiedere alla commessa dove fossero i libri e se nelle stanze al piano di sopra ci fosse altro di letteratura.
No - risponde con una smorfia - al piano di sopra per lo più sono saggi.
La sua faccia a metà tra il disgusto e la noia non mi convince, ho la sensazione che mi abbia dato una risposta a caso, totalmente ignara in realtà di cosa ci sia di sopra. Al primo piano tanto ci devo andare comunque, almeno per vedere se la sezione Storia è ancora lì.

Ed eccoli gli amici miei! Traslocati al secondo piano ma ci sono E NON MI SEMBRANO SAGGI PORCAVACCA!!! (un po' incazzati sì però)
Una parete di tre metri per due circa ma me la sono fatta bastare. 

Tre scaffali.

Primo scaffale: libri di poesia, ok, approvata.
Secondo scaffale: inizia il delirio. In alto in alto le prime due mensole sono ricoperte di testi teatrali, due metri lineari in cui hanno schiaffato una miscellanea di Shakespeare, Goldoni, Molière tenuti insieme solo dall'ordine alfabetico dell'autore. E' teatro? Bene, lo schiaffiamo in alto tanto non se lo fila nessuno. 
I due ripiani più sotto dovrebbero contenere testi classici dove per classici il libraio deve aver deciso latini e greci... tutti insieme ovviamente, ordinati sempre alfabeticamente per autore, tutto quasi bene se non avessi trovato il Tasso tra Tacito e Tucidide, più in basso una sorta di anarchia tutta italiana priva di ordine logico tra Dante, Manzoni, Verga, un gran minestrone un po' in piedi un po' sdraiato alla rinfusa.
Il terzo metro onestamente non l'ho capito, c'erano autori italiani ma anche saggi di vario genere sulla letteratura, mi ha incuriosita uno su Pasolini ma c'era talmente tanta confusione lì attorno che non ho approfondito.
Consiglio per i librai: il lettore vuole ordine!
In quel marasma sono riuscita a trovare un'edizione superstite de Lo Cunto de li Cunti di Basile e l'ho messo da parte, un Garzanti, buona introduzione, biografia dell'autore, indici dei nomi e soprattutto non sigillato. Poi mi ha strizzato l'occhio Anabasi di Senofonte, edizione UTET con testo a fronte, una garanzia, 200 pagine di introduzione su 700, praticamente libro + saggio: due libri al prezzo di meno di uno.

19.30, la commessa spegne la musica in sottofondo, arraffo i miei due nuovi amici, pago ed esco.

Di pessimo umore.

Non ero mai uscita di pessimo umore da una libreria e non so se rientrerò mai più in quella... no non è vero, sento già la voglia di ritornarci per frugare nella stanza al primo piano e trovare magari qualcos'altro di abbandonato che abbia bisogno di essere salvato. Mi fa sentire come una sorta di Schindler, salvare i libri dalla dimenticanza, libri che fino a pochi anni fa si trovavano in bella vista sugli scaffali principali e adesso sono relegati al piano superiore di una libreria di paese.

Che sono una snob già lo so, un Gattopardo, nostalgico dell'Ancien Régime e delle conversazioni su Hermann Hesse e Anna Karenina, che si commuove ripensando alle trecce di Ermengarda, sparse sull'affannoso petto e adesso si ritrova a disquisire da solo sulla differenza tra bello e sublime... Me lo faccio bastare, dopotutto anche parlando con me stessa riesco a trovarmi in disaccordo.

domenica 25 gennaio 2009

Psicopatologia del libro stampato


La passione per i libri stampati è cresciuta prepotentemente con me.

Ai tempi del liceo mi sono ritrovata, fortunatamente, in classe con alcune persone che amavano leggere, soprattutto classici così, quando si decideva di fare berna, invece di rinchiuderci al Florida, la sala giochi più affollata di Verona durante le ore di scuola, con un paio di miei compagni ce ne andavamo al maneggio, in riva all'Adige, a leggere libri ad alta voce. Quando il tempo invece non lo permetteva la nostra destinazione era il baretto della scuola, gli anziani del luogo bevevano il loro bianchetto e noi, davanti a tazze fumanti di cappuccino, ci inoltravamo in conversazioni letterarie che avevano per soggetti Foscolo e Leopardi.

In realtà non lo consideravo nemmeno "fare berna" ma quasi attività didattica e per me erano più influenti quelle ore di libertà e pensiero delle tante ore sprecate davanti alla prof sorda di chimica durante le quali si accendevano le radioline quando ci accorgevamo che non portava l'apparecchio.

La quinta ora del sabato poi per me era ora buca davvero perché avevo deciso di non frequentare le lezioni di religione, uscivo a mezzo giorno e, invece di affrettarmi a casa, me ne andavo da Gulliver, una meravigliosa libreria in via Mazzini, arredata con divanetti sui quali si potevano gustare assaggi dei libri che da possedere. Da Gulliver mi ritrovavo a spendere buona parte della mia paghetta per iniziarmi a Shakespeare, Goethe, Poe, Mellville.

Uno di quei sabati persi completamente il senso del tempo: tornai a casa dopo ore e beccai mia mamma in macchina al cancello pronta a venire a cercarmi dopo che aveva passato in rassegna tutti i numeri di telefono dei mie compagni di classe. I miei erano sicuramente alterati ma come si fa a tenere il broncio a una figlia che trascorre il suo tempo in libreria?

Un giorno trovai la libreria chiusa, per sempre, al suo posto il negozio della Benetton. Tutte le mie paghette non erano bastate a tenerla in piedi.

Ci sono voluti dieci anni prima che potessi entrare in un negozio della Benetton senza rancore.

I tempi dell'università sono stati i più belli e i più sofferti. 

Belli perché scoprivo autori nuovi, stimolanti e finalmente mi addentravo nel mondo della critica letteraria e della filologia.

Sofferti perché la maggior parte dei testi di studio erano ormai fuori commercio e questo mi obbligava a lunghe ore da trascorrere in copisteria, mortificando l'idea di libro a squallide rilegature a spirale.

Soffrivano i miei libri, relegati a solo contenuto, privi di forma, invidiosi dei loro vicini che si potevano fregiare di copertine vere e titoli sulla costa, riconoscibili alla vista e al tatto mentre i nuovi venuti erano tutti uguali, in una sorta di comunismo intellettuale.

Non resistevo a vederli così.

Ci sono voluti anni, e altri ce ne vorranno prima di completare l'opera ma tutti, a mano a mano, stanno passando sotto la macchina dello scanner per essere poi sistemati e impaginati in Word, formato romanzo 15 x 23, Georgia 10.

Per ridare loro dignità e forma oltre che contenuto.


Ci sono voluti anni e 250 euro ma alla fine di questa settimana mi vedrò recapitare a casa i primi trentatrè libri stampati grazie a ilmiolibro.it e non vedo l'ora di abbracciarli.








domenica 6 luglio 2008

Ottobre piovono libri





Ho delle mie letture un ricordo impreciso, simile a quello dei paesi che ho attraversato e che riconosco senza sapere cosa me li fa riconoscere.
Edmond de Goncourt - Diario

Anche per Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura 2008 l’appello è rivolto a enti, istituzioni, associazioni, biblioteche e, in generale, a tutti coloro che lavorano per promuovere il libro e la lettura sul territorio. La campagna intende, infatti, dare visibilità a tutte le manifestazioni dedicate alla lettura e ai libri che si svolgono sul territorio italiano tra l’1 e il 31 ottobre 2008, nelle sedi più varie (piazze, teatri, scuole, centri per la terza età, strutture ospedaliere, comunità religiose, carceri, ecc) e nelle forme più diverse (notti bianche letterarie, distribuzione di un libro a tutti i cittadini, book crossing, incontri con autori, cene letterarie, tornei sportivi a ispirazione letteraria, ecc).
L’iniziativa e tutti i dettagli dell’evento dovranno essere comunicati alla segreteria organizzativa del Centro per il Libro, entro il 10 luglio 2008, utilizzando il modulo di adesione da compilare e inviare, con il relativo progetto, all’indirizzo e-mail iluoghidellalettura@exlibris.it e per posta a Ex Libris Comunicazione,Via Palazzo di Città 21 – 10122 Torino.
www.ilpianetalibro.it

Ogni luogo è un possibile luogo di lettura. Basta vederlo.

martedì 17 giugno 2008

1 maggio 1994


è curioso che lettori e amanti spesso coltivino un sogno analogo: quello di un luogo ideale che sia l'impeccabile teatro dove coltivare la loro passione. Baciarsi o leggere voluttuosamente su un morbido lettino da sole, di fronte al mare, all'ombra di una mangrovia senza traccia di estranei tra i piedi; baciarsi o leggere sul Plateau Rosa, accanto al camino scoppiettante, in un rifugio isolato con vista sui ghiacciai; baciarsi o leggere nell'appartamento newyorkese tutto vetri e comfort tecnologico, buona musica, buone vivande, e molto più sotto la città che brulica.
Il piacere tra le righe - Camilla Baresani.

Per raggiungere il mio paradiso bastava una bicicletta, un po' di brezza e un bel cielo che non promettesse pioggia. Dopo circa due chilometri la strada d'asfalto si interrompeva e si schiudeva una stradina di terra battuta.
A sinistra un chiosco, a destra un recinto per cavalli.
Poi la strada si faceva più tortuosa e stretta, mentre ai lati il prato si faceva spazio.
Fino a raggiungere la sponda del fiume.
Un telo da mare per ripararmi dall'umidità dell'erba, un po' di musica per conciliare la concentrazione, qualche gatto curioso che chiedeva prepotentemente coccole.
Ricordo ancora l'ultima volta, il cielo era bello da togliere il fiato, quando tornai a casa, era il primo maggio 1994, Ayrton Senna era morto.
Foto: Memoriale ad Ayrton - Imola